«No comment, gli avvocati stanno lavorando. Attendiamo gli sviluppi delle verifiche, non fateci pressioni». Bocche cucite e imbarazzo palpabile nella sede romana della società Olimpo, colosso nel settore dei beni culturali e dei restauri finita nell'occhio del ciclone per il coinvolgimento nell'inchiesta della Procura di Terni su un giro di mazzette e favori che sarebbero stati elargiti a dipendenti della Soprintendenza per lo svolgimento di lavori di ristrutturazione di monumenti e chiese in Umbria e nella Capitale. Gli inquirenti, impegnati nelle verifiche, negli ultimi giorni hanno eseguito nuovi controlli e ora si preparano a iscrivere altri nomi nel registro degli indagati. E mentre si affacciano nuove ombre su una serie di opere di restyling che sarebbero state eseguite in città con materiale scadente e in forte ritardo rispetto ai piani, anche i vertici della Soprintendenza per i beni archeologici di Roma si chiudono nel silenzio: «Sulla vicenda non ci pronunciamo - fanno sapere dalla segreteria della sovrintendente Federica Galloni - la verità verrà fuori a strati». È IL NOVEMBRE 2008 quando le indagini prendono il via e gli inquirenti di Terni riescono a far luce sul meccanismo attraverso il quale i vertici della ditta con appalti in mezza Italia sarebbero riusciti a svolgere senza troppi controlli (e metodi non sempre rigorosi) i loro lavori, in breve tempo il blitz della Finanza nella sede della Olimpo porta al ritrovamento di montagne di denaro e materiale che a detta dei magistrati «parla da sé»: oltre 250 mila euro divisi in mazzette, un libro mastro in codice, appunti e documenti su una serie di lavori svolti nella Capitale come quelli portati avanti in chiese importanti come Santa Maria della Vittoria, Sant'Ignazio di Loyola e San Marcello ma anche in un cantiere al Palatino e nel complesso monumentale San Michele. Nel giro di poco finiscono in arresto tre funzionari della Soprintendenza - accusati di aver intascato 7Omila euro per chiudere un occhio su alcune irregolarità - e Antonio Antonelli, socio Slenne della Olimpo. Partono poile verifiche sui dipendenti della Soprintendenza di Roma i cui nominativi appaiono nelle carte custodite nella sede della ditta, e grazie anche alla collaborazione di un ex dipendente dell'impresa romana, Giuseppe Calleri, il procuratore Fausto Cardella e il sostituto Barbara Mazzullo scoprono che il malaffare potrebbe avere ancora pi vaste proporzioni. Le verifiche procedono, l'inchiesta si allarga e il fascicolo passa alla Procura di Roma. A dare il via a nuove indagini, incentrate in buona parte sui lavori svolti nei monumenti della Capitale, è il pm Roberto Cucchiari che iscrive cinque nomi nel registro degli indagati e ora si prepara ad allungare la sua lista. Proprio negli ultimi giorni il magistrato ha dato il via a una serie di altri accertamenti in città in cerca di nuovi riscontri sui presunti casi di appalti truccati e i collegamenti tra pubblica amministrazione corrotta e imprenditoria senza scrupoli. L'ipotesi è che le prossime verifiche della magistratura possano portare aun vero terremoto nel campo dei restauri, con la scoperta contestuale di opere realizzate con materiali inadatti, più economici del dovuto e quindi deperibili.
ROMA - Ombre sui restauri nella Capitale nuove indagini su tangenti e favori
In Umbria e nella Capitale, la società Olimpo, colosso nel settore dei beni culturali e dei restauri, è stata coinvolta nell'inchiesta della Procura di Terni su un giro di mazzette e favori. Gli inquirenti hanno eseguito nuovi controlli e si preparano a iscrivere altri nomi nel registro degli indagati. I vertici della Soprintendenza per i beni archeologici di Roma si sono chiudesi nel silenzio sulla vicenda. Le indagini hanno portato alla scoperta di montagne di denaro e materiale, tra cui un libro mastro in codice, appunti e documenti su lavori svolti in chiese importanti e monumenti.
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