Oggi e domani al parco archeologico di San Vincenzino le audio installazioni di Gronchi e Riparbelli Suoni black metal e musica concreta per chiudere la rassegna "Incontemporanea" Chi costruì la villa romana nel I secolo a.C. tutto poteva pensare fuorché la grande cisterna diventasse una camera sonora. I cunicoli che conducevano l'acqua all'abitazione e alle terme di un ricco signore romano, forse della stirpe dei Caecina, saranno attraversati da suoni black metal e musica concreta di artisti contemporanei oggi e domani per "Metasound" a cura di Sandro Gronchi. Due infatti le audio installazioni realizzate da Radical Matters di Sandro Gronchi e da Pietro Riparbelli: la prima (oggi) convoglia suoni e rumori catturati dal vivo da artisti affermati come Francisco Lopez, Christina Kubish e Massimo Bartolini (una registrazione dell'ambiente di lavoro dello zuccherificio), la seconda (domani) ha per sottofondo i rumori del bosco all'imbrunire. La due giorni chiude al parco archeologico di San Vincenzino la rassegna "Incontemporanea", promossa dal Comune e curata da Francesco Bozolo. Inizio oggi alle 16 alla "Villa rossa" con la presentazione del progetto di tavola rotonda online "Esperienze curatoriali indipendenti nell'arte contemporanea" che mette in rete attori diversi del mondo dell'arte (critici, curatori, artisti, insegnanti), le videoproiezioni (tra le quali quella di Giacomo Verde) e le edizioni d'arte dall'evento all'oggetto (tra le quali B.a.u., contenitore di cultura contemporanea). Alle 19 nella cisterna c'è l'audioinstallazione "Chthonian Music", con la spazializzazione dei suoni attraverso un impianto, mentre domani alle 18 Riparbelli esegue musica dal vivo nell'installazione sonora "Waiting for the darkness". "Metasound" portando lo sguardo alle frontiere della contemporaneità valorizza quel contesto straordinario che è il parco di San Vincenzino. Sull'area collinare vicino al mare e al fiume alla fine del I secolo avanti Cristo fu costruita la villa per il riposo di un ricco romano. Secondo Rutilio Namaziano che vi fece visita nel V secolo, era il prefetto Albino Caecina discendente della nobile famiglia volterrana. La cisterna faceva parte di questo complesso: con la capienza di 540 metri cubi (oltre 500.000 litri) raccoglieva l'acqua piovana, filtrata da lastre di terracotta per essere distribuita alla villa tramite 80 metri di cunicoli. Nei secoli successivi fu ampliato sia il lussuoso quartiere abitativo che il prestigioso complesso termale, impreziositi da mosaici, stucchi e decorazioni. L'ornamento più celebre è la statuetta frammentaria di Iside in alabastro trasparente, forse situata in un ambiente di soggiorno. Nel III-IV secolo fu creato un impianto per la produzione d'olio, di cui furono trovate due macine, una delle quali è ancora visibile. La villa fu gradualmente abbandonata nel V secolo a causa delle invasioni barbariche, come testimoniano due tesoretti di monete sepolti nelle terme e nella dimora. Durante l'Alto Medioevo l'area fu adibita a cimitero, che ha restituito oltre cento deposizioni.