Lungo le scale d'accesso ai corridoi, alle stanze e alle belle sale del Museo di Arti Plastiche di San Francesco è in atto un fastidioso mistero buffo. Proprio alla vigilia della mostra sul salvataggio dei Templi di Abu Simbel, tanto cari al grande Faraone Ramses II e alla splendida Nefertiti, l'ombra di un gatto si aggira negli interni della blasonata sede culturale. Il felino probabilmente selvatico non si lascia catturare, per lo sgomento degli allestitori dell'ormai prossima notevole rassegna. Nei meandri lascia i suoi depositi, sia in stato liquido che in quello solido. E così in questi giorni sono tutti alla caccia del gatto fantasma, ma che disegna tracce inconfondibili e anche un po' stomachevoli. E a qualcuno nasce un dubbio. Che rimanda a quando, nel 1952, nel Museo di Storia Naturale di Londra venne ritrovata una cesta colma di oggetti provenienti da scavi archeologici effettuati a Giza. Al suo interno ben 192 gatti mummificati risalenti al IV secolo avanti Cristo. «E se la mummia del "dio Gatto" si fosse imbarcata clandestina ad Alessandria d'Egitto... E sbarcata al Porto di Marina, a passi felpati, avesse occupato il Museo di Arti Plastiche per istinto d'amore e di tradizione? - si domanda qualcuno - E se si trattasse proprio della sacra gatta mummificata ad Abu Simbel, tanto cara a Ramses e Nefertiti, protagonisti della prossima mostra?». Chissà. Per ora, la caccia al gatto rimane ufficialmente aperta...