A. Gag. Da gennaio a oggi nessun rendiconto sullo stato dei cantieri. I dubbi sulle nomine della Fabbri Il commissariamento dei Nuovi Uffizi un effetto l'ha certamente causato: una nuova fase di stallo di cui la galleria non aveva davvero bisogno. Una situazione di incertezza a cui nemmeno i funzionari della Soprintendenza sanno dare risposte. Una situazione che ha dell'incredibile visto che stiamo parlando dei Nuovi Uffizi, di un progetto di cui si parlava da almeno 50 anni, che in teoria il commissariamento doveva velocizzare. Così si apprende ad esempio che da gennaio, da quando fu messo alla porta il vecchio direttore dei lavori Giorgio Pappagallo, non è più stata fatta alcuna rendicontazione mensile dello stato di avanzamento dei lavori. Un'operazione semplice semplice, che in teoria avrebbe dovuto fare l'ingegner Riccardo Micciché il direttore del cantiere designato dal commissario Elisabetta Fabbri ma che non è mai stata fatta. Operazione che consiste nel fare il punto con l'impresa edile, mettere per iscritto i lavori eseguiti, quanto sono costati e quanto l'azienda ha speso. In gergo tecnico si chiama Sal (stato avanzamento lavori) e serve sia a proseguire i lavori che a stabilire con esattezza il costo. In questi due mesi di vuoto gli operai del consorzio che sta portando avanti il restauro e l'ampliamento dei Nuovi Uffizi hanno continuato a lavorare. L'azienda ha annotato le spese sostenute e gli eventuali danni che il caos del commissariamento può aver provocato. Perché in questi due mesi, spiegano dal Consorzio cooperative costruzioni, non è stato nemmeno adeguato al regime di commissariamento il contratto stipulato a suo tempo con la Soprintendenza, che è rimasto tale e quale. Anche le imprese da tempo attendono risposte, sul secondo lotto dei lavori e non solo. Hanno continuato a lavorare «responsabilemnte», dicono, in attesa di capirci qualcosa. Pausa Un operaio nel cantiere dei Nuovi Uffizi (foto Sestini) Il problema ora è capire quando la nuova cabina di regia dei lavori si potrà insediare. Perché al di là delle dimissioni della Fabbri e della nomina tampone fatta dal commissario, la soprintendente Elisabetta Marino dovrà gioco forza creare una nuova direzione dei lavori. Ma prima di poterlo fare, e qui si insidiano i dubbi degli stessi funzionari, serviranno ulteriori iniziative dal Ministero? Di sicuro, si attende la revoca del commissariamento firmata dal presidente del Consiglio in persona, perché ad oggi, la vecchia struttura nominata dalla Fabbri non si è dimessa e in teoria viaggia in parallelo con quella nuova di cui la soprintendente Marino è il responsabile unico del procedimento e di cui Antonio Godoli è il direttore dei lavori. Un arrosto che Firenze e gli Uffizi non meritavano. E da cui lo stesso Godoli, ad esempio, non sa come se ne uscirà: «Ammesso che le nomine fatte dalla Fabbri siano legittime (le poteva fare?) ha fatto bene a indicare le figure istituzionali, mi pare risponda alla logica e al buon senso. Ma certo la cosa forse più interessante della sua lettera di dimissioni è quando dice che il progetto si può benissimo realizzare in situazione di ordinaria amministrazione, il che suona come palese smentita del commissariamento voluto dal governo. Siamo nel mezzo di un gran pasticcio. Speriamo solo di uscirne presto».