Nei giorni scorsi Fulvio Tessitore ha aperto un dibattito sul centro storico di Napoli con un articolo dal significativo titolo: "Servono risposte sul centro storico". Nel successivo intervento al riguardo di Giulio Pane la mancata espressa citazione di Italia Nostra fra i sodalizi che si erano battuti per la conservazione e per il riconoscimento Unesco, ha indotto Guido Donatone ad intervenire a sua volta, dilungandosi sulle passate benemerenze della associazione da lui ora presieduta. È fuor di dubbio che lallora presidente Antono Iannello, agli inizi degli anni '70, ebbe il grande merito di contrastare con successo il progetto di piano regolatore Servidio, che altrimenti avrebbe snaturato il centro storico, compromettendone la integrità. Ma a parte il doveroso ricordo di Iannello - cui ora sarebbe giusto intitolare una strada della città - sarebbe stato interessante conoscere da Donatone, al di là delle glorie del passato - le attuali e concrete proposte di Italia Nostra per il recupero del centro storico. Essendo di tutta evidenza che il piano regolatore vigente da solo non serve a tal fine. E men che mai sono sufficienti i 220 milioni, annunciati il 5 maggio 2007 dallallora assessore comunale al centro storico e deliberati dalla giunta regionale appena qualche giorno fa, grazie al generoso interessamento del nuovo assessore, professor Pasquale Belfiore. Aperti, si spera presto, finalmente i cantieri, i 220 milioni saranno utili per il restauro di qualche chiesa e monumento. Ma il centro storico, per la sua stessa nozione conclamata dalle carte internazionali del restauro, è lintero contesto riconosciuto patrimonio mondiale dellumanità. Per giunta quello di Napoli è uno dei più grandi (720 ettari) e antichi centri storici di Europa. Purtroppo in fase di preoccupante degrado, come ha di recente rilevato la commissione ispettiva dellUnesco. Bastano i titoli di alcune notizie dellagenzia Ansa: "Crolla palazzo nel centro storico. Un altro fabbricato sepolto dalle macerie (1182003); "Rischio crollo in centro per oltre cento palazzi" (1282003). O la notizia del crollo di un intero stabile di quattro piani venuto giù nel luglio 2008 o dello sprofondamento, lo scorso anno, di una chiesa, fra le tante in abbandono, quella di San Carlo alle Mortelle, addirittura di proprietà dello stesso Stato. Urge dunque la riqualificazione dellintero contesto urbanistico protetto. Anche se deve convenirsi che limpegno assunto dal governo verso lUnesco a fronte del chiesto e ottenuto riconoscimento, è al di sopra delle disponibilità dellerario. Per cui non cè altro strumento che quello di fare appello ai privati, incentivando limpiego delle loro maggiori risorse mediante una particolare fiscalità di vantaggio che si traduca, per essi e per le imprese coinvolte nei lavori, in adeguati sgravi fiscali e contributivi. Per lottenimento della fiscalità di vantaggio dal governo, con limpegno dunque a reclamarla da parte della giunta, sera già pronunciato il consiglio comunale di Napoli con la mozione approvata allunanimità il 6 febbraio 2006. A loro volta, il governo e il parlamento, accogliendo lemendamento al riguardo dellonorevole Giuseppe Ossorio, si erano finalmente decisi a corrispondere allobbligo di conservazione, introducendo, con la finanziaria 2007, una congrua fiscalità di vantaggio a favore degli interventi di riqualificazione del centro storico di Napoli, espressamente riconosciuto, con legge, zona franca urbana. Definizione, questa, che la giunta comunale purtroppo dirottò a favore dellarea ad est della città. Per la quale invece sarebbe stato più intelligente sollecitare unulteriore z.f.u., come poi è accaduto per quelle aggiuntive di Torre Annunziata e Mondragone. Ma anche fuori dello strumento della zona franca urbana, la auspicata fiscalità di vantaggio potrebbe essere attivata, introducendo una detrazione Irpef anche maggiore rispetto a quella del 55 prevista per la bioedilizia: una detrazione pari al 66, (due terzi della spesa) sulla diversa premessa normativa dellarticolo 151 del trattato Ue, che impone agli Stati membri la salvaguardia del patrimonio culturale di importanza europea. Proprio richiamandosi a tale normativa comunitaria e riscuotendo il parere favorevole del ministro dellEconomia, la Camera il 23 luglio 2008 approvò lordine del giorno Di Caterina ed altri, 913868, che impegnava il governo ad "adottare iniziative dirette a dare impulso ai lavori di riqualificazione del centro storico di Napoli patrimonio mondiale dellumanità." Le auspicate misure fiscali, coinvolgendo linteresse e le risorse dei privati e ancorandole al territorio, consentirebbero di attivare immediatamente gli interventi di manutenzione, restauro, consolidamento statico, risanamento conservativo, in una parola, di riqualificazione, con unenorme occupazione data la natura degli interventi. Con il restauro, così concretamente attivato, il governo, dopo i moniti della sessione degli Stati membri dellUnesco svoltasi a Siviglia nel giugno 2009, scongiurerebbe la jattura della rimessa in discussione del riconoscimento di patrimonio mondiale dellumanità chiesto ed ottenuto per il centro storico di Napoli con lobbligo di assicurarne la conservazione e valorizzazione. Lautore è presidente del comitato Centro Storico Unesco