L'OPERAZIONE. L'intervento durato 6 anni è costato un milione di euro Sorpresa durante i lavori: i santi guerrieri che proteggono la tomba avevano le vesti decorate L'Arca rinasce dopo 6 anni di cure RESTAURO COMPIUTO. L'Arca di Cansignorio della Scala torna alla sua primigenia bellezza e a maggio sarà possibile di nuovo visitarla. Il delicato restauro della tomba di Cansignorio, il penultimo degli Scaligeri, è terminato (nella foto, il sopralluogo di ieri del sindaco Tosi e del Soprintendente Alberti). A giorni verranno tolte le impalcature che per sei anni hanno permesso a ingegneri, architetti, chimici, di ripristinare il monumento degradato. Un altro passo nella complessa manutenzione del cimitero monumentale degli Scaligeri che, pur governando poco più di un secolo, hanno lasciato un'impronta indelebile sulla città e sul territorio Fra il candore vivido del marmo di Candoglia e le decorazioni pittoriche delle vesti militari dei santi guerrieri, l'Arca di Cansignorio della Scala mostra la sua facciata linda, smagliante e a maggio sarà nuovamente visitabile. Il delicato restauro della tomba di Can Francesco detto Cansignorio, il penultimo dei Signori Scaligeri, è terminato. Tra pochi giorni verranno tolte le impalcature che per sei anni hanno permesso all'equipe di restauratori, ingegneri, architetti, chimici, di ripristinare il monumento degradato. Un altro passo nella lunga, complessa e costosa straordinaria manutenzione del cimitero monumentale degli Scaligeri che, pur avendo governato poco più di cent'anni (di fatto dal 1260 al 1387), caratterizzarono l'immagine della città e del territorio. Delle tre arche, quella di Cansignorio è la più spettacolare. Realizzata intorno al 1375, si staglia vero l'alto con la sua cuspide, sormontata dalla statua equestre del figlio di Mastino. Ludovico, Martino, Sigismondo, Valentino, Giorgio e Luigi re di Francia, i sei santi che vegliano e difendono il sarcofago al primo piano dell'Arca, sono stati quelli che hanno riservato più sorprese nel corso dell'intervento. Completamenti coperti da un fitto manto color nero-smog, hanno rivelato vesti dipinte. «È stato un lavoro impegnativo che ha richiesto parecchio tempo e tecnologie avanzate quali radiografie ed esami con ultrasuoni», commenta la direttrice dei lavori Gianna Gaudini. Il laser ha permesso di rimuovere i segni del tempo senza portarsi via i pigmenti e le particelle d'oro che adornano le statue. Ma c'è di più. Oggi, nei restauri, entrano in gioco tecniche di telemetria laser e fotogrammetria digitale che permettono di realizzare un modello strutturale utile ai calcoli di consolidamento. In altre parole, è possibile riprodurre digitalmente il monumento oggetto di restauro e utilizzarlo come «campo prova» degli effetti degli interventi. E prevenire anche i possibili danni in caso di terremoto, dice il progettista Claudio Modena. L'Arca, infatti, è dotata di un impianto antisismico e di un macchinario in grado di monitorare costantemente vibrazioni e movimenti. Anche le antiestetiche punte anti-piccione sono state sostituite da un più moderno sistema: lungo tutto il profilo del monumento corre un filo, invisibile dal basso, che, se sfiorato, rilascia leggere scosse. È lo stesso metodo salva-duomo di Milano. Il tutto è costato, al ministero per i Beni e le attività culturali, un milione di euro. «In futuro mi auguro si possa pensare a qualche intervento che consenta a tutti i visitatori di vedere l'Arca in maniera più ravvicinata, apprezzandone i meravigliosi dettagli esaltati dal restauro», ha commentato il sindaco Flavio Tosi al termine della visita. «Lo escludo», è stata la replica del sovrintendente Andrea Alberti, «questo monumento è nato per essere goduto dal basso. Come per la Sindone, poterlo vedere in modo ravvicinato è una situazione giubilare che non può essere replicata».