«Si sapeva che non l'avrebbero fatto scappare. Oggi nessuno potrebbe prendere il suo posto». In realtà, al contrario di quanto afferma Mario Manieri Elia, consulente del Comune per la Città storica, Adriano La Regina qualcuno lo farebbe «scappare», anzi lo metterebbe in fuga, se potesse. Dal 1976 il sovrintendente archeologico controlla, dal suo studio presso l'arco di Tito, che a Roma il Male - considerato ormai un bene necessario - non prevalga. La Regina cioè vigila affinchè le silenziose e severe testimonianze della grande civiltà del passato non siano ferite oltre il limite dall'inettitudine, dall'ignoranza, perfino dal business. Cordiale e ispido, il sovrintendente ha fatto giorno per giorno la ronda sul Passato con una fissazione: il Futuro. Una volta spiegò che di fronte alla possibilità di trasmettere alle generazioni di domani i tesori dell'antichità non era nulla il semplice ritardo di un paio d'anni, a causa di scavi archeologici, nella consegna di una palazzina. Come dargli torto. Un cantiere a Grottarossa fu bloccato per alcuni mesi: ed ecco a noi, per sempre, il corredo di una nobile fanciulla romana. Stessa storia per la coetanea Crepereia Triphaena. A fine degli anni Settanta La Regina lancio' l'allarme: lo smog sta polverizzando i marmi di Roma antica. Si riuscì a salvarli appena in tempo. E quante volte il dilagare del cemento è dovuto deviare o arrestarsi (vedi il caso dei 300 ettari di Tor Marancia) per la salguardia delle preziose tracce di ciò che fu. Nei giorni scorsi l'ex sindaco Rutelli si è scagliato ancora una volta contro «il Signor No», quel sovrintendente che avrebbe impedito al Comune, secondo lui, di andare avanti verso lo sviluppo urbano. Il leader dell'Ulivo auspicava forse la decadenza del decreto -invece approvato martedì in extremis- che consente anche a La Regina, alla vigilia della pensione, di stare al suo posto altri tre anni, fino ai settanta. Ben diverso l'atteggiamento del sindaco Veltroni che, di fronte a questa possibilità, dice apertamente che «sarebbe un'ottima notizia anche per la città, visto il grandissimo lavoro che il sovrintendente ha svolto finora». «Per noi -afferma Silvano Susi, a capo dei costruttori romani- non è né il Signor No né il Signor Si. La Regina fa il suo mestiere e tutti insieme dobbiamo pensare ad uno sviluppo compatibile di Roma». Il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca rimarca «l'unità di linguaggio» tra il suo ufficio e quello statale: «C'è sempre un'intesa culturale, anche se talvolta ci possono essere disaccordi sugli obbiettivi». Mirella Belvisi, consigliere nazionale di Italia Nostra, apprezzando l'ipotesi di una conferma di La Regina, ricorda «la resistenza del sovrintendente alle pressioni di sindaci di destra e di sinistra: spero solo -aggiunge maliziosamente- che mantenga le posizioni coraggiose assunte in tante occasioni senza cedere alla simpatia dimostrata al sindaco Veltroni». Tre voci articolate, tre posizioni utili a delineare seppure a tratti la figura del Tutore dell'Antico. Ora la parola decisiva passa al ministro Giuliano Urbani. «Adriano La Regina -dice Manieri Elia, che confessa di "non aver mai dubitato di una conferma, in qualche modo, del sovrintendente"- ha avuto grandi opposizioni da destra, per motivi perfino sentimentali (riguardanti lo smantellamento di via dei Fori Imperiali, ndr), e da sinistra, per ragioni culturali. Ma ha sempre camminato sulla sua strada». Se mancassero altre ragioni, eccone una sufficiente a spingere il titolare dei Beni culturali ad una scelta in loro difesa.
Proroga a La Regina. Molti sì per il Signor No
Il sovrintendente archeologico Adriano La Regina, consulente del Comune per la Città storica, ha un ruolo cruciale nel proteggere i beni culturali di Roma. Dal 1976, La Regina controlla che il Male (il degrado) non prevalga e vigila affinché le testimonianze del passato non siano ferite dall'inettitudine, dall'ignoranza o dal business. Ha fatto giorno per giorno la ronda sul Passato con una fissazione: il Futuro. La Regina ha fatto arrestare o bloccare diversi progetti di sviluppo urbano che avrebbero potuto danneggiare i beni culturali, come il cantiere a Grottarossa e la costruzione di Crepereia Triphaena.
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