Il record di Ravanusa: dieci addetti e neanche un biglietto venduto In totale la spesa per il personale è di 650 milioni lanno, gli incassi fermi a 104 milioni PALERMO - Quando si è presentato alla biglietteria, i dieci custodi dellarea archeologica di Ravanusa lo hanno guardato sbalorditi: era il primo visitatore dellanno. Sarebbe stato anche lultimo. Erano così commossi, che non lo hanno fatto nemmeno pagare, staccando per lui un biglietto omaggio. Così il bilancio della Regione Sicilia, per lanno passato, alla voce «zona archeologica di Ravanusa», non ha segnato un solo euro dincasso. In compenso ha registrato 340 mila euro di spese per gli stipendi dei dieci custodi e la manutenzione. Una situazione paradossale per una delle regioni a più altra concentrazione di beni culturali dellintero pianeta, che però si ripete nei musei e nella aree archeologiche di mezza Sicilia, ingolfate di personale e con pochissimi visitatori. A Caltagirone, per esempio, cè il museo della ceramica nel quale lavorano 41 dipendenti, lo stesso numero dei custodi impiegati alla Valle dei templi di Agrigento, per gli stipendi dei quali la Regione spende 1,3 milioni di euro lanno: peccato, però, che il museo di Caltagirone incassi appena 16 mila euro dai biglietti di ingresso. Museo dopo museo, zona archeologica dopo zona archeologica, si scopre che la Regione spende complessivamente 67 milioni di euro lanno per il personale che custodisce i beni culturali, dai quali ricava appena 12,9 milioni di euro. Quella di Ravanusa è soltanto la punta delliceberg di un settore che fa acqua da tutte le parti e che, in Sicilia in particolare, è servito per assumere personale ad ogni tornata elettorale, mentre la Regione nel frattempo non sapeva nemmeno quanto incassava dai propri beni. Adesso il caso è esploso con un dossier arrivato sul tavolo dellassessore regionale ai Beni culturali Gaetano Armao, che ora annuncia laffidamento immediato ai privati di molti siti, «perché così non si può più andare avanti». In Sicilia ci sono decine di casi come Ravanusa, con musei e zone archeologiche che hanno quasi più dipendenti che visitatori: il museo archeologico di Caltanissetta in un anno (nel 2008) ha registrato appena 34 visitatori paganti, per 63 euro dincasso e per gli stipendi dei 14 custodi, la Regione ha stanziato 557 mila euro. Lincasso annuale del museo archeologico di Marianopoli (piccolo centro poco distante da Caltanissetta) è stato di 286 euro a fronte di spese per lo stipendio dei 14 custodi pari a 561 mila euro. Non va meglio alla Villa Romana di San Biagio a Messina, che ha avuto 500 visitatori paganti per un incasso di 959 euro, che chiaramente non basta a coprire spese per il personale pari a 358 mila euro. La sproporzione tra visitatori e ricavi da una parte e personale e incassi dallaltra è enorme per quasi tutti i musei e le aree archeologiche siciliane, si salvano soltanto la Valle dei Templi di Agrigento e il Teatro greco di Taormina. La zona archeologica di Mineo (vicino Catania) ha avuto 33 visitatori, mentre il museo di storia naturale di Terrasini ha avuto appena 488 visitatori paganti (1.500 quelli gratuiti) e incassato 811 euro: qui i custodi sono ben 23 per un costo di 1 milione di euro. Lelenco dei siti a perdere, che hanno pochi visitatori e incassi vicini allo zero, è davvero sterminato. Per invertire la rotta, lassessore regionale ai Beni culturali, Armao, ha annunciato la pubblicazione a breve di bandi per la privatizzazione di 87 musei e siti archeologici, scatenando le proteste del Partito democratico e dei sindacati. Certo, questa situazione in parte è colpa della scarsa promozione dei siti stessi, ma anche del peso eccessivo del personale, cresciuto di anno in anno: perché alla Regione non bastavano i mille custodi, ma a questi si sono aggiunti altri 700 dipendenti di una società regionale creata dellex governatore Salvatore Cuffaro. Risultato? Nei siti dellIsola lavora un esercito di 1.770 custodi che costano 67 milioni di euro, a fronte dincassi da biglietti per appena 12 milioni di euro, appena un sesto. Quella della Sicilia è una situazione estrema, ma non va meglio nei musei di tutta Italia, che da anni segnano un calo di visitatori e quindi dincassi, diminuiti negli ultimi due anni del 7. Oggi i 400 siti e zone archeologiche dello Stato costano per mantenere lesercito di 21 mila dipendenti ben 650 milioni di euro allanno, a fronte dincassi per 104 milioni.
Sicilia, al museo più custodi che visitatori
Il record di Ravanusa: dieci addetti e neanche un biglietto venduto. La Regione Sicilia spende 650 milioni di euro allanno per il personale che custodisce i beni culturali, ma incassa solo 12,9 milioni. La situazione è paradossale per una regione che ha decine di siti archeologici e musei. I custodi sono 1.770, ma i visitatori sono solo 12 milioni. La Regione ha deciso di privatizzare 87 musei e siti archeologici per invertire la rotta. La situazione è estrema, ma non va meglio in tutta Italia, dove i 400 siti e zone archeologiche dello Stato costano 650 milioni di euro allanno. I visitatori sono solo 12 milioni.
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