Una mostra di prestigio per linaugurazione del Maga, lo spazio nato da un accordo tra il sindaco e il ministro Bondi Alain Elkann tra i consiglieri, il quadro più bello prestato dalla Fondazione Agnelli Modigliani battezza il nuovo museo di Gallarate. La storica GAM (Galleria darte moderna), aperta nel 1966, domani cambia nome e spazio. Si chiamerà MAGA, acronimo di Museo darte di Gallarate, e nasce da un accordo politico e culturale fra il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e il sindaco (di centrodestra) Nicola Mucci. Uno spazio modernissimo che fa sembrare la cittadina lombarda una succursale di Basilea. Cinquemila metri quadrati che comprendono un edificio di archeologia industriale ripristinato per loccasione e un nuovo corpo di fabbrica che si distingue per unampia facciata concava e un bel gioco di materiali, fra calcestruzzo, acciaio e rivestimenti in mattone. Il colpo docchio va di pari passo con la funzionalità degli interni: un modaiolo "contemporary bar", con allestimenti affidati ad artisti a rotazione, un bookshop e una biblioteca specializzata. Distribuito su tre piani a vista, con una copertura vetrata da cui la luce piove con un effetto giorno, il museo è stato firmato a più mani da Maria Luisa Provatoli, Permichele Miano, Carlo Moretti e Studio Pandakovic. Lallestimento di Modigliani è di Maurizio Sabatini, lo scenografo di Baaria, il film di Tornatore. Il ministro Bondi ha insediato alla presidenza della Fondazione il giornalista Angelo Crespi, e tra i consiglieri figura Alain Elkann. Nomi importanti anche nel comitato scientifico: dallex sovrintendente del polo romano Claudio Strinati alla soprintendente lombarda Sandrina Bandera, dallo storico dellarte Rudy Chiappini a Claudio Salsi, direttore dei Musei Civici di Milano, fino ad Emma Zanella, direttrice del MAGA. Sarà lei domani sera, per uninaugurazione che si preannuncia carica di mondanità, a tagliare il nastro del nuovo museo e delle sue esposizioni. A partire da quella permanente: oltre 5mila opere (esposte a turno) radunate dal 1950, anno della prima edizione del Premio Arti Visive Città di Gallarate che inghirlandò fra i tanti, Carrà, Birolli, Sironi, Afro, Fontana, Morlotti, Munari, Vedova - di cui spicca un pezzo straordinario del 1949 - fino a Gianni Colombo, autore di uno Spazio elastico del '76 unico ambiente dellartista milanese, esponente dellarte cinetica, conservato oggi intatto. Ma il ruolo da protagonista spetta oggi a Modì e ai suoi 54 dipinti e disegni prestati da grandi collezioni italiane e straniere (da Londra a New York, a Parigi), oltre a una scelta di documenti che, a 90 anni dalla morte del maestro livornese, parigino dadozione, restituiscono la sua vicenda dartista maledetto, pazzo per la forma e ossessionato dallamore, devastante poeta delleros e della sensualità, che per lui aveva gli occhi cerulei e il collo infinito di Jeanne Hébuterne (raffigurata in una tela splendida arrivata da Israele) e il corpo scolpito delle sue cariatidi o quello più languido dei suoi nudi immacolati. Come il Nu couché, gioiello dellesposizione, prestato dalla Pinacoteca Agnelli.