Stando ai numeri secchi riguarderà «solo» 15 persone. Però interessa molti, tanto più in Toscana: all'ultima prova di ammissione si presentarono in 800 da tutta Italia. L'Opificio delle pietre dure di Firenze potrà ripartire con la sua scuola d'alta formazione di restauro: questa è la notizia. La scuola è a numero chiuso, gli ultimi allievi furono ammessi nel lontano 2005 e si sono diplomati nel dicembre scorso. Da allora non entrava più nessuno in quella che rappresenta, con l'Istituto centrale del restauro e quello di Patologia del libro a Roma, un nucleo d'eccellenza della scienza del restauro italiana. La scuola di alta formazione ripartirà e l'ha fatto sapere il sindacalista della Uil Cerasoli dall'incontro del Consiglio superiore dei beni culturali di ieri. La causa del blocco? La scuola era stata equiparata alla laurea magistrale e quindi andava riorganizzata in base al modello universitario. Peccato che finora ministero dei beni culturali e quello dell'istruzione su questo non si siano mossi. Impedendo così di trasmettere saperi che solo l'esperienza sul campo permette di trasmettere. Si ripartirà anche se il panorama non viene sgombrato da ombre e difficoltà. Intanto all'Opificio si dovranno adeguare al calendario - non insegneranno più a partire da gennaio ma dall'autunno - e al sistema universitario. Poi serviranno finanziamenti: tra il concorso, le spese varie e altro 150mila euro l'anno potrebbero bastare. Dal 2005, per la scuola, l'Opificio non ha ricevuto un euro. L'ALBO E I DUE LIVELLI La notizia è buona ma si incastona in un momento di caos, per il settore. In futuro non varrà più il monopolio dello Stato sulla preparazione d'eccellenza: dalle università alle fondazioni, chiunque potrà creare una scuola purché sia «a crediti», com'è oggi la formazione scolastica, e risponda al livello accettato dal ministero dell'istruzione e università. E il caos vero investe i restauratori: ci sarà una sorta di albo, per lavorare varranno due livelli, quello alto del «conservatore-restauratore» e quello inferiore del «collaboratore-restauratore». E i restauratori devono «sanare» le esperienze passate, ovvero dimostrare d'aver lavorato in autonomia e condotto dei cantieri (vale anche per i dipinti, per intendersi). La qual cosa è spesso impossibile o quasi perché chi potrebbe provarlo è in pensione, è altrove, ed è difficile da rintracciare, quando non è addirittura morto. Capita a professionisti super esperti e affidabili di navigare in un mare di incertezze mentre c'è il rischio che ottenga quelle firme anche chi non ne avrebbe davvero diritto. Regolare il mondo di chi restaura è è fondamentale. Ma così molte ingiustizie saranno commesse. FIRENZE smilianiunita.it
FIRENZE - L'Opificio torna a insegnare Riapre la scuola del restauro
L'Opificio delle pietre dure di Firenze potrà ripartire con la sua scuola d'alta formazione di restauro. La scuola è stata chiusa da 15 anni e non si era più aperta a nuovi allievi. La causa del blocco è stata la necessità di riorganizzarsi in base al modello universitario. La scuola dovrà adeguarsi al calendario e al sistema universitario e richiederà finanziamenti. Il settore del restauro è in crisi e ci sarà una sorta di albo per lavorare, con due livelli: quello alto del conservatore-restauratore e quello inferiore del collaboratore-restauratore. I restauratori dovranno dimostrare di aver lavorato in autonomia e condotto cantieri.
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