A pagare e a morire, dice il proverbio, c'è sempre tempo. E infatti gli eredi Festari, nonostante qualche promessa della vigilia, non pagano. Di più: continueranno a non pagare anche nei prossimi giorni, mentre l'intrigo dell'archivio Vasari corre su un filo esteso da Arezzo a Mosca, da Chianni (zona di Santa Croce sull'Arno, Pisa, residenza della famiglia proprietaria delle pregiatissime carte) a Roma, dove gli emissari dei conti-figli, l'avvocato Alberto Marchetti e l'immobiliarista Enrico De Martino, continuano a tessere le loro trame. Cominciamo allora dal capitolo aretino dell'affare del secolo, ovvero dall'udienza in tribunale, nell'aula del giudice Agnese Di Girolamo, in cui si doveva decidere la sorte dell'asta sull'archivio, originata dal pignoramento di Equitalia che reclama un debito degli eredi con il fisco per oltre 700 mila euro. Invece niente di fatto: il magistrato ha rinviato a oggi per consentire all'avvocato dei Festari, l'aretino Guido Cosulich, di controdedurre rispetto alle memorie depositate dagli altri legali, quello di Equitalia appunto e lo studio di Piero Melani Gravermi che si è costituito per conto del ministero dei beni culturali. Difficile, comunque, che anche oggi (l'appuntamento è per le 14,30 nella stanza del giudice Di Girolamo al primo piano di palazzo di giustizia) si trasformi nel giorno della verità. Come è consuetudine nel civile, infatti, è quasi certo che il magistrato si riserverà la decisione dopo aver sentito le parti. L'UDIENZA, che è durata appena un quarto d'ora, giusto il tempo di depositare le memorie, si è trasformata in un happening mediatico, coi giornalisti fuori dalla porta della dottoressa Di Girolamo e nel piazzale del «Garbasso». C'era, però lo stato, la sovrintendente ai beni archivistici della Toscana, Diana Toccafondi, ma è sgusciata via da una porta laterale senza commenti, dopo aver stretto cordialmente la mano a Cosulich, come a dire che l'intrigo Vasari è questione d'affari, non personale. In compenso ha parlato, e a lungo, l'emissario di famiglia, l'avvocato Marchetti, giunto, come al solito a cose fatte, assieme all'inseparabile De Martino. Fasciato in un elegante gessato, camicia a righe e bretelle d'ordinanza da professionista in carriera, il legale ha ribadito che per ora gli eredi non pagano. «E non perchè i soldi non ci siano, quelli li abbiamo già pronti». La verità di Marchetti è semplicissima nella sua evidenza: meglio aspettare che il giudice si pronunci. Se darà ragione al ricorso della famiglia e dunque annullerà l'asta, non ci sarà bisogno nell'immediato di tirar fuori i 700 mila euro, altrimenti c'è sempre il tempo di farlo prima che venga indetta una nuova asta. L'AVVOCATO ha annunciato un ulteriore vertice a Mosca la settimana prossima: «Ci sederemo tutti allo stesso tavolo, noi rappresentanti dei Festari e i russi, per decidere la strategia da seguire dopo che la sovrintendenza ha dichiarato nulla la comunicazione del trasferimento di proprietà». Già, ma qual è la strada che intende seguire Marchetti? «C'è una giurisprudenza di diritto amministrativo - dice - secondo la quale un atto successivo non può smentire quello che è stato emanato prima. E a settembre la sovrintendenza aveva riconosciuto legittimo il contratto con la Ross». Quindi la dichiarazione di nullità non vale? L'avvocato, coi microfoni che gli penzolano davanti alla bocca, si defila: «Vedremo». La sensazione è che la partita resti tutta da giocare, che la telenovela, come tutte le soap-operas che si rispettano, abbia una sua serialità nella quale a ogni giornata c'è un colpo di scena, ma senza che sia mai quello che mette la parola fine alla storia. E anche stavolta il finale di questo intrigo senza capo nè coda pare ancora lontano. Quanto? La parola alle prossime puntate. Non cambiate canale.