Nel Loggiato degli Uffizi, alla base della mostruosa struttura metallica d'appoggio al cantiere, c'è un portoncino con tanto di campanello. Ieri lo abbiamo suonato chiedendo di incontrare il direttore dei lavori. (...) Ci è stato risposto, con imbarazzo, che... non c'è. Una risposta del genere va interpretata: l'assenza del direttore dei lavori nel cantiere dei Nuovi Uffizi in questi giorni è sia sostanziale sia formale. Cioè: il direttore può anche non esserci fisicamente (Riccardo Micciché, componente della Unità tecnica di missione della Protezione Civile, aveva sostituito l'architetto Giorgio Pappagallo e a Firenze è venuto poche volte) però basta che firmi i documenti, dia istruzioni, faccia procedere i lavori secondo il cronoprogramma. Se la sua assenza da episodica diventa cronica, anche i lavori ne risentono. Purtroppo dallo scorso 10 marzo il direttore dei lavori non c'è neanche legalmente, perché la persona individuata dall'ormai ex-commissario sono al corrente nelle stanze del Ministero della Cultura a Roma. Ma tutti rimangono nel più assoluto silenzio, proprio come se non ci fossero problemi. La realtà invece è diversa e infatti appare stupefacente il silenzio delle soptintendenti Alessandra Marino (beni architettonici, e individuata dalla Fabbri come nuovo responsabile unico del procedimento nel cantiere) e Cristina Acidini (soprintendente del Polo Museale). Il loro comportamento fa venire in mente quello degli struzzi ma farebbero bene a rammentare che sono servitori dello Stato e, in quanto amministratori della Cosa Publica, proprio allo Stato (cioè ai cittadini) devono render conto. Se non vogliono esser chiamate «funzionarie» (com'è accaduto) ma «soprintendenti», dovrebbero prender posizione dimostrando che il loro ruolo non è fatto solo oneri e onori già previsti, ma anche doveri morali, dettati principalmente dal buonsenso. Il cantiere in questione non riguarda una villtta di campagna ma un intervento nel complesso che ospita il primo museo d'Italia per un appalto di circa 70 milioni di euro. Esser presenti, interessarsi e far sentire l propria voce se qualcoa non va, dovrebbero essere azioni dettate dalla coscienza, invece prvalgono altre ragioni e i silenzi diventano assordanti. D'altra parte il caos nel cantiere dei Nuovi Uffizi ha sopratutto delle motivazioni «romane», dovute ai vertici tecnici del Ministero della Cultura rivelatisi incapaci di gestire una situazione così difficile e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. In questi ultimi 4 mesi il contributo di Roma per i Nuovi Uffizi è stato infarcito di errori, omissioni, moltiplicazioni dei problemi e perfino bugie con le gambe cortissime. E proprio considerando questo discutibile comportamento «capitolino» che il ruolo delle soprintendenze fiorentine è diventato fondamentale, ma questo non è bastato per dare una scossa alla situazione. Piuttosto, si deve al ministro della Cultura, Bondi, la volontà di porre rimedio al caos che stava superando il livello di guardia: l'ha fatto due settimane fa chiedendo (e ottenendo) la revoca del commissario Fabbri. Una mossa che ha spiazzato tutti - uffici fiorentini e romani compresi -, la sola capace di invertire la tendenza e tentare di riportare l'ordine. I responsabili della ditta appaltatrice (che ancora non ha riscosso) dicono di avere «un'enciclopedia di quesiti da porre al nuovo direttore dei lavori». Basta solo trovarne uno (alla svelta) che sia reale e non virtuale.