Dalla Rossani alla Centrale del latte: nemmeno un elenco Gli sprechi? Nel 2009 il Comune ha speso quattro milioni e 779mila euro in affitti È già pronto un concorso internazionale per progettare lex caserma Un arcipelago di città invisibili dentro la città. Non si contano quei luoghi che, disseminati a macchia di leopardo nella geografia metropolitana, descrivono insieme lo scenario di una Bari in attesa. Dalla ex caserma Rossani allex Centrale del latte, dallex teatro Margherita allex ospedale militare Bonomo, il minimo comune denominatore dei relitti urbani che contrappuntano la città è lappartenere, prendendo in prestito quel neologismo coniato dallo storico Predrag Matvejevic, a un mondo ex. Sotto gli occhi di tutti, eppure inaccessibili da decenni, Repubblica ne ha varcato le soglie per cercare di comprendere in che stato fossero e, soprattutto, se e quando possano risorgere a nuova vita. Lex Centrale del latte, per esempio. A guardarla dallesterno, dalle grate della recinzione che la cingono sul perimetro di viale Orazio Flacco, non sembrerebbe passarsela così male. Unillusione. Chiuso e abbandonato alla sua sorte da oltre ventanni, il vecchio opificio comunale - la proprietà pubblica è laltro minimo comune denominatore dei luoghi della Bari in attesa - è abitato nei pochi ambienti rimasti agibili dai volontari del Serbari. Il plesso centrale, invece, abbandonato allincuria e al degrado ha conservato finanche i macchinari per limbottigliamento del latte. È diventato la dimora dei gatti del quartiere che vi sinfilano facendosi strada tra le vetrate rotte. Ed è da uno di questi finestroni che si scorgono accatastate decine di vecchie poltrone di velluto rosso: sono quelle sopravvissute al rogo del Petruzzelli nel 91, suggerisce un operatore del Serbari. Qualcuno ci aveva pure pensato a unalternativa di riutilizzo: il consorzio per la Centrale dellarte che, guidato dal regista Vito Signorile, direttore artistico del teatro Abeliano, aveva immaginato di trasformare lo spazio in palcoscenico e contenitore polivalente. Non se nè fatto nulla. «In corso dopera, durante la progettazione - riconosce Signorile - ci rendemmo conto che i costi della riqualificazione conservativa, a cominciare dalla bonifica dellamianto, erano per noi insostenibili. Per quanto possa sembrare pure assurdo, sarebbe costato meno demolire tutto e ricostruire una struttura ex novo». Ma tantè. Non va meglio alla caserma Rossani - passata dallo Stato al Comune appena un paio di anni fa - dove, di compiuto, non cè che il cartello per indicare i posti esauriti nel parcheggio, capace di ospitare soltanto 320 autovetture. Liberati poi i lucchetti a spalancarsi dinanzi agli occhi è lo spettacolo di uno sterminato e sinistro villaggio fantasma, dulcis in fundo nel bel mezzo della città. La Rossani, daltra parte, si estende su una superficie di circa otto ettari, quasi un quartiere che attende di conoscere il suo futuro. E sembra inverosimile che la struttura sia rimasta viva fino al 1990 - a ricordarlo provvede un calendario ingiallito rimasto attaccato alle pareti in una camerata - visto che la Rossani è stata fatta a pezzi prima dai vandali e dopo, complice lincuria, dallazione altrettanto impietosa del tempo. Volte crollate e arredi ridotti in briciole se non consumati dal rogo di qualche piromane, della caserma non sono rimaste in buona parte che le mura. Nientaltro. E viene da chiedersi quale domani attenda lospedale militare Bonomo, ormai quasi deserto se non per la sagoma di qualche militare che vi sintravede dalle cancellate. O, piuttosto, che ne sarà di unaltra vasta area dimminente dismissione come il mercato generale ortofrutticolo su via Napoli o, nel cuore di Bari, il teatro Margherita e ancora, nelle mani dellUniversità, lex palazzo delle poste e lex Manifattura tabacchi, due strutture su via Nicolai che, alla luce dei circa cinquanta milioni di euro nel bilancio dellAteneo, sembrano essere lontane da un immediato recupero. Perché, più in generale, sarà pur vero che ricostruire costa ma, allo stesso tempo, dimenticare i luoghi significa compiere uno spreco. In tempi in cui, poi, gli uffici della Procura vanno cercando casa chissà, forse, in uno di questi relitti urbani restaurato ad hoc potrebbero trovare una sistemazione. A respingere, conti alla mano, ogni ipotesi di sperpero provvede Gianni Giannini, assessore comunale al Bilancio che spiega: «Nel 2009 il Comune ha speso quattro milioni e 779mila euro in affitti, di cui circa due milioni e mezzo per gli uffici giudiziari, coperti in media al 50 per cento dal rimborso del ministero della Giustizia. Ma, sempre nel 2009, attraverso le locazioni il Comune ha incassato cinque milioni e 354mila euro (tre milioni e 392mila euro dai fabbricati per uso abitativo)». Conti in attivo, daccordo, ma che ne sarà della Bari in attesa? Mette le mani avanti il sindaco Michele Emiliano: «Lospedale militare e il Margherita non sono ancora nostri benché, evidentemente, cinteressino. Lobiettivo che abbiamo è farli rivivere come luoghi deputati alla cultura, in questo senso mi piace immaginare il Bonomo come una fortezza aperta allarte. Ci proveremo, fatto salvo che lo Stato vuole solo fare cassa e gli interessa poco che la città possa trarre beneficio dalla rinascita di questi contenitori». Comunali, invece, sia lex Centrale del latte che la Rossani il sindaco ammette di essere in cerca di una partnership per il recupero del vecchio opificio di viale Flacco. «Lavevamo anche proposto allUniversità perché - ricorda - vi realizzasse uno student center, ma le ristrettezze di bilancio spinsero lAteneo a rinunciarvi». Sulla Rossani, infine, qualcosa di più di una dichiarazione dintenti. «È già pronto ed è dimminente pubblicazione - annuncia Emiliano - un concorso internazionale darchitettura per la riprogettazione dellarea della caserma e della stessa stazione centrale, in funzione sintende della soluzione del nodo ferroviario. Nellattesa, intanto, il mio sogno sarebbe abbattere il muro di cinta e aprire la Rossani a un utilizzo temporaneo, consentendo alle forze della creatività di farla rivivere».