Approvato in Consiglio il piano delle opere 2010 che prevede la copertura del sito Quello di riportare sotto terra i resti della seicentesca Porta Mantova, e di riaprire così al traffico anche il primo tratto di Corso della Vittoria, è sempre stato un chiodo fisso di Lega e Pdl. Sin dal 2004 quando, con una spesa di 85mila euro, venne inaugurato il contestato restauro conservativo dei resti archeologici, che sono afflitti da un incalzante degrado al centro di infuocati scontri politici. Detto e fatto. Nemmeno il tempo di insediarsi in municipio, che tra i 17 cantieri inseriti per il 2010 nel suo primo piano triennale delle opere pubbliche - approvato l'altra notte in Consiglio con l'astensione del centrosinistra - la Giunta Rettondini ha infilato anche la chiusura della «buca» delle polemiche dove i mattoni risalenti al 1680 si stanno progressivamente sbriciolando. Malgrado gli interventi protettivi eseguiti nel frattempo per arginare l'implacabile azione corrosiva degli agenti atmosferici. Il tutto a fronte di un investimento di 175mila euro su un pacchetto di investimenti di poco superiore ai 16 milioni che comprende la costruzione della caserma dei carabinieri, il nuovo campo da calcio di San Pietro e l'ampliamento del cimitero di Vigo-Vangadizza dove sono esauriti i loculi. Per il momento i soldi sono l'unica certezza visto che, fintantochè l'amministrazione non avrà ottenuto le necessarie autorizzazioni, le modalità e i tempi dei lavori non possono essere definiti. «Il nostro obiettivo», ha sottolineato Paolo Longhi, assessore ai Lavori pubblici, «è quello di interrare completamente i resti per presevarli dalle piogge e dal ghiaccio che in questi sei anni ne hanno compromesso seriamente la conservazione. A questo proposito, sottoporremo il progetto di riqualificazione alla Soprintendenza con la quale dialogheremo per trovare una soluzione condivisa». «Tuttavia», ha precisato, «siamo disponibili a valutare sistemazioni alternative sebbene puntiamo a rendere carrabile tutto il viale, da piazza Garibaldi a viale dei Tigli». Se sulla necessità di trovare urgentemente un rimedio all'incuria che mina lo storico complesso c'è il via libera di tutta l'assemblea, il «seppellimento» totale dei reperti incontra invece parecchie perplessità così come l'idea di rendere transitabile l'intero boulevard. E non solo tra i banchi dell'opposizione dove il capogruppo della Rosa Damiano Ambrosini ha caldeggiato «una chiusura parziale con la creazione di un passaggio ciclo-pedonale» dopo che l'ex assessore Claudio Marconi ha invitato «a non tralasciare i vantaggi garantiti dai resti in questione con l'inserimento di Legnago nel circuito delle città murate». Ma anche nelle file della maggioranza dove l'ex capogruppo del Pdl Stefano Zamperlin ha lanciato una proposta che non ha trovato però terreno fertile: quella «di proteggere il monumento con una lastra in plexiglas sulla quale innalzare una struttura in legno che ricordi la sagoma di Porta Mantova». «Con la possibilità», ha precisato, «di ricavare da un lato un locale per mostre ed eventi culturali e dall'altro uno spazio da adibire a bar ed happy hour in modo da ridare vitalità al centro storico che sta morendo».
LEGNAGO. I resti di Porta Mantova ritornano sotto terra
La Giunta Rettondini ha approvato il piano delle opere 2010 che prevede la copertura dei resti della Porta Mantova e la riapertura del Corso della Vittoria. Il piano include anche la chiusura della buca delle polemiche dove i mattoni del 1680 si stanno sbriciolando. L'investimento totale è di 16 milioni di euro, che verranno utilizzati per la costruzione di una caserma dei carabinieri, un nuovo campo da calcio e l'ampliamento del cimitero di Vigo-Vangadizza. L'obiettivo è quello di interrare completamente i resti per prevarareli dalle piogge e dal ghiaccio.
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