Uno studio firmato dall'architetto Giovanni Ferrario sottolinea la valenza storica di via Solferino che, in base all'imminente progetto di riqualificazione del centro storico, andrebbe - a suo dire - in parte perduta. Centro storico, inizio dei lavori - Entro il 22 marzo avverrà la firma della convenzione tra l'imprenditore Nervino Del Ben e il Comune di Busto Arsizio per l'avvio del Piano Integrato di Intervento (PII) per la riqualificazione di buona parte del centro storico. A giorni, dunque, avverrà lo spostamento del monumento ai caduti, scelta che ancora oggi suscita ampi dibattiti, e inizierà l'opera di demolizione dei ruderi che attualmente circondano la piazza. Ma se l'abbattimento degli edifici fatiscenti in piazza Vittorio Emanuele II non può che essere giudicato necessario, c'è qualche altro punto del centro storico che meriterebbe, secondo alcuni, una maggiore considerazione per i suoi valori storici ed architettonici. A lanciare questa segnalazione è l'architetto Giovannni Ferrario che ha preso in esame agli edifici prospicienti la via Solferino che collega via Matteotti a Piazza San Giovanni. Strati di storia, dal medioevo in poi - La rilevanza del tessuto urbano di via Solferino era già stata ampiamente segnalata in passato all'Amministrazione Comunale in sede di osservazioni al prossimo PGT del Comune di Busto Arsizio. "Il piano è stato approvato anche dalla Soprintentenza - dichiara l'architetto Ferrario - la quale non ha definito singoli edifici da salvaguardare ognuno con un proprio vincolo, ma ha individuato "un tessuto urbano" che andrebbe tutelato da parte del Comune. Ritengo tuttavia necessario ribadire alcune valenze storico-ambientali che sono da considerare di grande importanza". Il piano prevede, infatti, la demolizione di alcuni edifici lungo via Solferino, che potrebbero risalire all'epoca altomedievale e che contengono preziose testimonianze di epoche successive, costituendo un'interessante stratificazione storica. Molti di essi attualmente sfoggiano un aspetto sette-ottocentesco, ma alcuni indizi del passato sono disseminati qua e là. Le testimonianze, portone dopo portone - All'angolo con via Matteotti, la casa Paracchi-Speranza, contraddistinta dalla presenza della torretta (entrambe non verrebbero demolite), contiene al suo interno una colonna quattrocentesca che proviene da un porticato, ancora esistente, di un altro cortile. Sul fronte nord di via Solferino, sono presenti, inoltre: una casa, riconoscibile dall'intonaco rosso esterno, con portone ad arco e architrave di legno, caratteristico del '400'500 e all'interno un porticato (non accessibile) della stessa epoca ed un'altra casa con affresco raffigurante l'Annunciazione, ormai quasi illeggibile, attribuito al pittore Crespi Castoldi. Dall'esame della cartografia, inoltre, la struttura urbana della via Solferino risulta risalire sicuramente all'epoca celtica, mentre il vicolo Mangano costituiva un importante tracciato viario medievale che costeggiava il primo borgo. Infine, la presenza della torretta nella casa Paracchi-Speranza (che non è mai stata studiata) indica che potrebbe trattarsi addirittura di una casa-torre longobarda, come sembra suggerire l'antico nome dell'adiacente chiesa di Santa Maria, detta "delle sette torri. Cosa resterà? - Secondo il piano di intervento, tutto il fronte nord, a partire da vicolo Mangano, verrebbe demolito fino al limite di Casa Paracchi e della torretta (queste ultime escluse). Ferrario specifica: "In parte l'edificato sarebbe poi ricostruito "facsimile", in parte (casa rossa con porticato) demolito e non più ricostruito per dare accesso all'interno dell'area, quando in realtà sarebbe una cortina da mantenere intatta e recuperare attentamente, visto che lo stato degli immobili e le condizioni strutturali consentono tale recupero. La strada dovrebbe essere conservata con il suo calibro, il suo andamento curvilineo e irregolare, rispettando l'altezza degli edifici prospettanti, ripristinando i prospetti delle antiche case e con adeguata pavimentazione e opportuno arredo urbano. Quello che bisognerebbe tener presente è che sono da considerarsi beni culturali anche gli spazi urbani di valore storico e via Solferino rientra a pieno titolo in questa categoria". Manuela Ciriacono
Busto Arsizio: salviamo Via Solferino!
L'architetto Giovanni Ferrario ha sottolineato la valenza storica di via Solferino, che sarà oggetto di riqualificazione del centro storico di Busto Arsizio. Il piano prevede la demolizione di alcuni edifici lungo via Solferino, che potrebbero risalire all'epoca altomedievale e contengono testimonianze di epoche successive. Ferrario ha ribadito l'importanza di tutelare il tessuto urbano di via Solferino, che è stato individuato come un'interessante stratificazione storica. Il piano prevede la conservazione della strada con il suo calibro e andamento curvilineo, ripristinando i prospetti delle antiche case e con adeguata pavimentazione e arredo urbano.
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