Rossi a Prato: «Convince il distretto integrato con i cinesi» Urbanistica e pianificazione, per il Pd, fanno rima con governo: del territorio prima di tutto e dei grandi fenomeni di immigrazione. I big del Pd - il candidato presidente della Regione Enrico Rossi, il segretario regionale Andrea Manciulli, il segretario provinciale Bruno Ferranti, l'ex assessore Stefano Ciuoffo, l'assessore provinciale Alessio Beltrame, in sala i candidati pratesi Mattei e Logli - si sono ritrovati in palazzo Novellucci per parlare di "Prato, sviluppo, territorio e integrazione". E' stato Rossi a dire con chiarezza che «il banco di prova delle politiche regionali sarà Prato. Perchè se Prato non riparte, anche dal punto di vista economico, la ripresa sarà difficile in tutta la Toscana». Allora convince - ha detto Rossi - l'idea di «distretto integrato tra tessile tradizionale e confezioni cinesi sulla quale stanno lavorando Provincia e Comune». Ma sul fronte immigrazione, secondo Rossi, «se è fondamentale il rispetto delle regole, sono anche necessarie politiche di integrazione che si fanno rimuovendo le cause che provocano l'illegalità». E al primo posto c'è la scuola «della quale non sento mai parlare dal governo centrale - dice Rossi - se non in termini di tagli; e invece soprattutto a Prato abbiamo bisogno di meditaori culturali e insegnanti di sostegno». Integrazione sì, ma tutela della propria identità culturale. «Se si spinge troppo il pedale sulla multiculturalità - sppiega Rossi - si apre un vuoto che viene immediatamente colmato dalla destra. E invece l'identità della Toscana siamo noi». Sul fronte urbanistico Rossi ha tracciato la linea: «La Regione andrà verso una legge che favorisca il riuso e la riqualificazione per salvaguardare il territorio». Strappa applausi un passaggio forte sulla rendita fondiaria, «che nessuna legge nazionale penalizza». Questione che la giunta Romagnoli aveva cercato di governare con i criteri della perequazione. Il convegno era stato introdotto dall'ex assessore all'urbanistica Ciuoffo con una premessa: «La struttura urbanistica di Prato è nata sotto la spinta straripante della crescita industriale. Per questo la città non ha avuto tempo di pensare alla qualità urbanistica che soprattutto oggi deve tenere conto di una grande complessità». Secondo Ciuoffo il rischio è che «questa amministrazione non riesca a cogliere questa complessità» e che quindi non riesca a dare alla città un progetto organico - «necessario e urgente» - di pianificazione «che significa anche sviluppo economico e sociale». Gli strumenti per garantire il futuro ci sono, «dalle infrastrutture di area metropolitana, come il polo expo all'ex Banci, alla qualità degli spazi pubblici come innesco di nuove socialità». Di globalizzazione ha parlato Manciulli: «Fenomeni che esistono a Prato come altrove che o si governano o si subiscono. Per questo basta con il solidarismo dimostrato dalla sinistra, un errore che dobbiamo riconoscere, ma nemmeno si può accettare un idea di governo di città solo repressivo». «La sconfitta dell'anno scorso - ha proseguito - l'abbiamo presa sul serio e le risposte le vogliamo dare». Tra le prime, per Manciulli, c'è da affrontare, dal punto di vista urbanistico, la questione Chinatown a Prato. Per farlo, il segretario Pd, si rifà a ciò che è accaduto a Parigi: «Che aveva un quartiere cinese ghetto ma che è riuscita a trasformarlo in un quartiere per giovani: con ristoranti etnici, case per studenti, biblioteche. E il quartiere è tornato a vivere». Secondo Manciulli lo stesso può accadere in via Pistoiese.