BASILICATA 32 anni dopo, si celebra il promotore del manifesto per un nuovo rapporto tra arte e architettura, il «marxista» Pietro Consagra Le città restaurate come opere d'arte. Una mostra ricorda la Carta di Matera MATERA Sono passati 32 anni da quella "Carta di Matera" che rappresentò una data importante nell'architettura, nella visione del paesaggio urbanistico e nel ruolo dei centri storici in Italia. Del resto non poteva che essere così a guardare il suo inventore e promotore, quel Pietro Consagra, grande artista italiano impegnato politicamente e culturalmente con una ricchezza di contenuti che oggi non usa più. Figura prestigiosa dell'astrattismo italiano, che per lui era «la libertà di essere ad un tempo marxisti e formalisti», Consagra persegue una scultura dove le idee sono parte centrale e dove è possibile esprimere, come scriveva, «il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni degli uomini». Il siciliano Consagra, che realizzerà anche, nel 1981, per la ricostruzione di Gibellina, la grande Stella in acciaio di 24 metri dal titolo emblematico di "Porta del Belice", aveva al suo attivo già un lungo lavoro e impegno, quando il 27 dicembre del 1978 (ma era stata redatta il 20 ottobre), insieme ad artisti del calibro di Dorazio, Rotella, Cascella, Bonalumi, Carmi, Castellani, Dadamaino, Franchina, Nigro, Perilli, Pozzati, Santomaso, Turcato, lanciò dalla città dei Sassi, con cui aveva un intenso rapporto, la "Carta di Matera". Che poi sarà presentata all'Università Internazionale dell'Arte di Venezia il 10 maggio 1979 e discussa infine a Roma, alla presenza di tutti gli artisti, poeti, collezionisti e critici il 22 febbraio 1980. Il Fronte dell'Arte che costituì la Carta, nei 10 punti in cui divise il manifesto per la nuova urbanistica e il nuovo rapporto tra arte e architettura, così si esprime al punto 8, e non sarebbe male se si ricordasse in occasione della ricostruzione di L'Aquila: «Una città come opera d'arte deve essere restaurata nella sua stessa tipologia storica. Dalle antiche civiltà fino al secolo scorso si è costruito sempre con gli stessi criteri di gravità e incastri mentre con le strutture in ferro e con il cemento armato è stata realizzata la più grande trasformazione del costruire. I due sistemi del passato e del presente non si possono incontrare nelle integrazioni di tessuto urbano senza corruzione espressiva. Solo all'artista è possibile compiere la magia. Nelle integrazioni realizzate dall'architettura attuale tutti i centri storici sono stati rovinati allo stesso modo». Dunque l'innesto antico-moderno è necessario ma difficile, gli architetti non l'hanno saputo fare se non distruggendo, soltanto la magia dell'arte può produrre un amalgama positivo. Fu una sferzata certo per l'architettura, e non mancarono polemiche. Ma fu anche un invito straordinario a ritornare alla sapienza antica dell' unicità del costruire. Tutto questo, e altro ancora, a partire dal rapporto straordinario tra Consagra e Matera, è oggi racchiuso in una mostra documentaria (visitabile fino a domani) al Musma della città dei Sassi. Un viaggio nelle immagini, nei documenti, nelle sculture, nelle incisioni, nei disegni, nelle fotografie, negli atti, e in una infinità di oggetti vari, che testimonia, tra l'altro, la storia delle 11 grandi sculture create dall'artista e sistemate nei Sassi e sulla Murgia di Matera nel 1978, la sua "Lettera ai materani" scritta per l'occasione, infine il Fronte dell'Arte che diede vita alla Carta. Importanti furono per la città antica, ormai morta e abbandonata (il restauro e il riuso dei Sassi era ancora di là da venire), le 11 sculture, definite giustamente «undici fari sulla città vecchia». Opere che imponevano un rapporto frontale e immediato con la materia, un discorso forte con i luoghi, al di là di qualsiasi frapposizione ideologica. E che contribuirono a una discussione proficua sul degrado dei Sassi, sulla loro funzione storica e sul loro recupero.