FISICA NUCLEARE ; Oggi i ministri di Trasporti e Beni culturali illustrano un progetto che ha carattere multidisciplinare Un rilevatore di particelle localizza gli antichi siti che potrebbero ostacolare i lavori per il tunnel nell'area di Fiumicino Che a Roma, ovunque si scavi, si "rischi" di intercettare un reperto di valore archeologico è cosa risaputa. Ma oggi la fisica aiuta a individuare i siti sotterranei e permette di agire con il quadro preciso della situazione. Il problema si è posto anche nell'area dell'aeroporto di Fiumicino: si tratta di un comprensorio di eccezionale importanza, curiosamente destinato già duemila anni fa all'organizzazione di trasporti e all'accoglienza di merci e viaggiatori? La vasta area occupata dalle piste e dagli edifici dell'aerostazione, all'epoca degli imperatori Claudio e Traiano (I e II secolo d.C.), era invasa dal mare e ospitava il "Portus Urbis", il porto per antonomasia, un gigantesco impianto (formato da un bacino esagonale esteso 33 ettari, due canali di collegamento al Tevere, magazzini e varie strutture di servizio) che assicurava alla capitale, già allora congestionata dal traffico, la quasi totalità degli approvvigionamenti. Oggi sono ancora i problemi del traffico che obbligano a intervenire in quest'area con nuova viabilità: dopo aver bocciato l'ipotesi troppo invasi-va di un viadotto, si è deciso di realizzare un tunnel che, per collegare la città di Fiumicino al restante sistema stradale, passerà a una profondità di circa venti metri, dove non esiste il rischio di attraversare zone di interesse archeologico. Ma il problema si presenta in tutta la sua gravita nei due punti di ingresso e di uscita, dove naturalmente occorre scavare già a partire dalla superficie: per analizzare il territorio e individuare le aree in cui si dovrà accuratamente evitare di scavare, si è messa in moto alcuni mesi fa una macchina che probabilmente non ha precedenti. Oggi, in una conferenza stampa, infatti, i ministri delle Infrastnitture e dei trasporti, Pietro Lunardi, e dei Beni culturali, Giuliano Urbani, annunciano a Roma un'operazione culturale di carattere multidisciplinare al servizio di una nuova viabilità compatibile, nella quale il nostro Paese sta dando prova di grandi competenze in settori diversi, che vanno dall'archeologia alla fisica subnucleare. Un'opportunità, inoltre, per dimostrare che sono maturi i tempi per integrare queste competenze e superare vecchie logiche che per troppo tempo hanno invece costruito barriere tra i saperi. Archeologi della Soprintendenza di Ostia e dei due ministeri competenti, fisici delle particelle, esperti in apparati di rivelazione, specialisti di sistemi georadar, di tecniche di laser scan e di carotaggio, ingegneri dell'Anas e architetti, imprese specializzate nella produzione di materiali speciali (scintillatori), coordinati della responsabile del Museo capitolino Marina Mattei, si sono infatti impegnati con entusiasmo e determinazione per salvare un patrimonio di inestimabile valore. «Quando mi sono reso conto del problema di Fiumicino, ho capito che per studiare il sottosuolo e il suo contenuto era necessaria la convergenza di tecniche innovative, capaci di fornire informazioni diverse ma patimenti preziose», spiega Gianros-sano Giannini, ordinario di Fisica nucleare e subnucleare dell'Università di Trieste, che ha coordinato i metodi fisici e geofisici di tipo avanzato impiegati nell'impresa. Giannini aggiunge: «Lo strumento in grado di eseguire l'analisi più fine è un rivelatore in origine messo a punto dagli esperti dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) per fare tutt'altro, per misurare cioè i raggi cosmici. Ma dove posizionarlo? L'area interessata era così vasta da richiedere analisi preliminari molto accurate: in base a queste indagini è stato prescelto il Monte Giulio, dove pensiamo si celi una delle strutture più importanti del porto di Claudio». Il "Muon ground radiographer" è stato così collocato in un foro profondo 15 metri, per dare la caccia alle opere dell'ingegneria romana con la stessa accuratezza con cui solitamente da la caccia ai raggi cosmici, ad esempio nei laboratori del Gran Sasso dell'Infn. Ma prima di entrare in azione con questo sofisticatissimo strumento, altre indagini sono state condotte con un livello progressivo di "zoom": i primi rilievi sono stati ottenuti dal Laser scan, che ha spazzolato tutta l'area con precisione centimetri-ca, aprendo la strada ai carotaggi eseguiti dai tecnici dell'Anas (fino a profondità di 60 metri) e ai rilevamenti georadar: in questo caso, lo strumento è stato un Gpr (Ground penetrating radar) che lavora utilizzando onde elettromagnetiche e fornisce informazioni dettagliate sulla presenza di strutture potenzialmente interessanti fino a 5 metri di profondità. Sulla base di questi dati, si è provveduto a collocare il rivelatore di muoni, in grado di ottenere livelli di dettaglio altrimenti impossibili. «Il valore aggiunto di questa ricerca è consistito nel mettere a sistema una serie di indagini geofisiche e geologiche: è stata un'opportunità straordinaria che ora ci consente non solo di intervenire a ragion veduta nella costruzione del sottopasso, ma anche di conoscere lo stato dei paleosuoli e le modificazioni che si sono prodotte nel tempo. Ora puntiamo a una mappa completa di tutta l'area archeologica, di cui ricostruiremo i perimetri di moli, darsene, terme, cisterne: l'obiettivo è recuperare gli antichi porti di Claudio e Traiano, riconnettere le due aree oggi completamente sconnesse e avviare un progetto di valorizzazione archeologica di un complesso che, per le sue caratteristiche, è certamente una delle testimonianze più preziose del nostro passato».
Arrivano i cantieri salva-archeologia
I ministri delle Infrastnitture e dei trasporti, Pietro Lunardi, e dei Beni culturali, Giuliano Urbani, hanno annunciato a Roma un progetto per la realizzazione di un tunnel che collega la città di Fiumicino al restante sistema stradale. Il tunnel passerà a una profondità di circa venti metri, dove non esiste il rischio di attraversare zone di interesse archeologico. Per analizzare il territorio e individuare le aree in cui si dovrà accuratamente evitare di scavare, è stata utilizzata una macchina che probabilmente non ha precedenti. La macchina è stata posizionata sul Monte Giulio, dove si celi una delle strutture più importanti del porto di Claudio.
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