Nei prossimi cento anni i grandi templi di Agrigento sopporteranno l'azione delle tempeste di sabbia? E il ponte San Carlo di Praga resisterà alle piene dei fiumi causate dalle sempre più frequenti alluvioni? Ecco alcuni esempi delle problematiche che saranno affrontate dal progetto europeo Arca di Noè, coordinato dall' istituto di sdenze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna. Obiettivo dell'operazione scientifica, finanziata con un milione e 200mila euro dalla Commissione del Vecchio Continente per tre anni e che coinvolge prestigiose istituzioni straniere, è raccogliere, come per la biblica barca, la mole dei dati e parametri ambientali disponibili a oggi per disegnare lo scenario futuro delle sorti del patrimonio artistico-architettonico sul territorio dell'Ue: dunque studiare le conseguenze del cosiddetto globochange sui monumenti. E a sentire gli esperti il lavoro sarà fondamentale, altamente strategico: i cambiamenti climatici provocherebbero danni irreparabili soprattutto sulle opere d'arte esposte all'aperto. «Le tempeste di sabbia conseguenti alla desertificazione - spiega Cristina Sabbioni dell' Isac -Cnr di Bologna - potrebbero comportare l'erosione del materiale lapideo con cui sono stati edificati templi e palazzi storici dell'Italia meridionale; di contro, le inondazioni sempre più frequenti nel Nord Europa metterebbero a forte rischio strutture in legno e pietre contenenti argilla, materiali deperibili al contatto con l'acqua, e frequentemente adoperati in quest'area». Se gli esperti adesso sono concentrati soprattutto sugli effetti dell'inquinamento atmosferico sui monumenti da qui a dieci anni, Arca di Noè andrà oltre, non solo nel tempo. Verranno valutati numerosi fattori di degrado dei manufatti, quali temperatura, umidità relativa, cicli di gelo e disgelo, radiazione solare, velocità del vento associato alla pioggia. E ancora concentrazione dei gas, partìcellatq atmosferico, sale marino, ph delle precipitazioni e agenti biologici. Al termine dello studio sarà realizzato un atlante della vulnerabilità che riporterà le fasce geografiche di rischio. Si saprà così come si comportano i monumenti in una condizione climatica futuribile e in una particolare area europea. Si conoscerà, per esempio, cosa potrebbe accadere alla Cattedrale di Colonia oppure alla Mole Antonelliana di Torino se si dovessero verificare bruschi sbalzi climatici. Si tratta del primo progetto nel Vecchio Continente che affronta la problematica del global change in relazione con il patrimonio culturale. «Il tema dei beni culturali - sottolinea la ricer-catrice dell'Isac-Cnr, Cristina Sabbioni - finora non è mai stato incluso come indicatore nei rapporti e nella legislazione sull'inquinamento e sui cambiamenti climatici, differentemente da altri argomenti quali ecosistemi, salute dell'uomo, agricoltura. Sarà pubblicato un protocollo rivolto a coloro che gestiscono i beni culturali, che racchiuderà una serie di linee guida per mitigare i danni causati dal global change nei prossimi anni».