L'INTERVENTO pertinente su queste pagine di Fulvio Tessitore, che il 7 marzo richiamava l'attenzione dei candidati alle elezioni regionali sull'importanza del problema del centro storico di Napoli, ha suscitato per quelli che definisce i reiterati attacchi "thatcheriani" di Tessitore nei confronti della cosiddetta società civile una replica indignata di Giulio Pane ("Repubblica" del 10 marzo), che di essa si sente corifeo. Per perorare la sua difesa egli ha ricordato i meriti di alcune associazioni e comitati, e degli «antesignani di una partecipazione critica alla vita della città». Forse per motivi di spazio lo ha fatto troppo succintamente. A tale esigenza credo si debba addebitare la dimenticanza, ma i freudiani parlerebbero di rimozione, di uomini e di movimenti a cui si deve concretamente la salvaguardia e la conservazione del centro storico di Napoli. Per la cronaca è opportuno rammentare che nel 1956 Elena Croce, Umberto Zanotti Bianco e Giorgio Bassani fondarono Italia Nostra, il primo movimento per la difesa dell'ambiente. Ciò nonostante a Napoli alla fine degli anni Sessanta la tutela del centro storico costituiva unimpresa disperata dopo la predisposizione del micidiale Piano Regolatore Servidio. Perciò, nellottobre 1969, per affiancare Italia Nostra, Elena e Alda Croce fondarono il "Comitato per la difesa dei beni culturali e ambientali del paese e del meridione in particolare", cui aderirono uomini di cultura di fama internazionale. Tra i napoletani: Ernesto Pontieri e Guerriera Guerrieri, e i giovani Antonio Iannello e Mario de Cunzo. Tempestivamente nel 1970 il Comitato presentò motivate osservazioni contestando i devastanti sventramenti del centro storico consentiti dal Piano Regolatore Servidio: lassessore democristiano aveva strumentalizzato limprovvida distinzione introdotta da Roberto Pane tra centro antico (larea di Neapolis fino al perimetro delle mura aragonesi, parzialmente tutelata) e centro storico abbandonato alla speculazione edilizia. È famosa la frase di Servidio agli assatanati palazzinari napoletani: «Questo è solo losso (il centro antico), ma questa è la polpa!» e indicava sulla mappa le vaste aree della Napoli cinquecentesca e barocca: la Sanità, i Vergini, i Miracoli, i Quartieri spagnoli, Monte di Dio, il Pallonetto, la Riviera di Chiaia, che potevano essere demoliti per realizzare nuovi grattacieli come quello di via Medina! Il predetto lapsus calami ha decretato loblio di tutto ciò, ma soprattutto dellazione solitaria condotta a Roma da Antonio Iannello di Italia Nostra, per cui il piano Servidio tornò a Napoli nel 1972 totalmente modificato con la rigorosa normativa di restauro conservativo del centro storico. Lattuale Piano Regolatore, approvato dal Comune nel 2004, ha poi recepito tale normativa, definita vincolistica e di "ingessamento" della città dalla maggior parte degli architetti della società civile napoletana. Un ulteriore pericoloso errore evitato da Italia Nostra è stato quello della zona franca, invocata da Giulio Pane per il centro storico. Per fortuna, anche sulla base dello studio redatto dallIstituto ricerche economiche e sociali della Cgil, la scelta di individuare il centro storico come zona franca è stata giudicata una vera e propria forzatura. È stata invece indicata larea orientale per impiantare le previste piccole e medie imprese industriali con almeno 10 addetti e non oltre 50 (è evidente che la zona franca nel centro storico comportava demolizioni del tessuto edilizio storico per realizzare capannoni industriali incompatibili con lo stesso). Infine che cosa dire sullintervento dellUnesco, richiamato da Pane? Anche qui si dimentica che fu Italia Nostra a chiedere al ministro dei Beni culturali, nel 1994, attraverso le pagine di "Repubblica", il riconoscimento Unesco per il centro storico di Napoli. Ma non è questo il problema. Ora la giunta comunale ha deciso la collaborazione dellUnesco nella redazione del piano di gestione del centro storico per lutilizzo di 220 milioni dei fondi europei. Tale collaborazione avverrà attraverso lIcomos, società di consulenza dellUnesco. Purtroppo devo anticipare che stiamo acquisendo elementi per segnalare allUnesco i pericoli costituiti dallIcomos di Napoli, in cui la società civile è saldamente rappresentata. Infine si gradirebbe un segnale. Che la predetta società civile battesse un colpo. Desse segni di vita. Prendesse posizione sul disegno di legge presentato al Senato nel febbraio scorso dal maggiore partito della coalizione che candida alla Regione Stefano Caldoro, che prevede la riapertura fino al 31 dicembre 2010 dei termini del condono edilizio. Tale disegno di legge prevede stavolta la sanatoria degli abusi edilizi perfino nelle aree vincolate di interesse ambientale e paesaggistico. E si esita ancora a scegliere tra i due candidati? Lautore è presidente di Italia Nostra sezione di Napoli
NAPOLI - SANATORIA DEGLI SCEMPI - Italia Nostra e il condono edilizio
Riassunto in 200 parole:
Il presidente di Italia Nostra, sezione di Napoli, ha risposto a Giulio Pane, che aveva criticato le "reiterate attacchi" di Fulvio Tessitore contro la società civile napoletana. Pane ha ricordato i meriti di alcune associazioni e comitati che hanno difeso il centro storico di Napoli, ma ha dimenticato l'azione solitaria di Antonio Iannello di Italia Nostra, che ha contribuito alla modifica del Piano Regolatore Servidio. Il presidente di Italia Nostra ha anche ricordato che la società civile ha chiesto al ministro dei Beni culturali di chiedere al ministro dell'Unesco il riconoscimento Unesco per il centro storico di Napoli, che è stato ottenuto nel 1994.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo