Le reazioni Rabbia e accuse dal progettista Desideri. Razzanelli: rifare tutto daccapo Comune e Regione no comment. L'ansia di Giambrone per i ritardi Il commissario «Cancellare tutti gli atti della gara mette in discussione anche le altre opere per i 150 anni dell'Unità d'Italia» Il più alterato per il pronunciamento del Tar sul parco della Musica è l'architetto Paolo Desideri. E c'era da aspettarselo. E' lui che firma il progetto della Sac vincitore della gara d'appalto per l'Auditorium ed è lui che ora si sfoga senza riserve. «Apprendo questa notizia che ha dell'inverosimile adesso - dice a caldo Mi pare che sia l'esito di una mesata in cui la stampa ha dato fiato al delirio degli indagati, degli arrestati e di Casamonti (l'architetto della Gia.Fi che aveva firmato il progetto andato in gara ma arrivato secondo, lo stesso che ha presentato ricorso al Tar e che ora è indagato nell'ambito dell'inchiesta sui grandi appalti ndr). Per un mese sui giornali è apparso il ventre fondo degli arrestati, Non so che dirle, dovrei supporre che il Tar si è lasciato condizionare, ma mi sembra una cosa enorme. E' stato dato fiato a quello che non aveva rilevanza penale, alle cose che dicevano quelli della cricca, l'architetto Casamonti e gli imprenditori del suo giro. La rilevanza penale è quella che ha portato in galera Casamonti e il suo orizzonte culturale, quello di un turbatore d'asta che taroccava una gara». Poi corregge il tiro e parla dello stato dei lavori: «Stanno andando avanti - aggiunge - stanno gettando il cemento armato per il primo solaio». Quella che in questo momento si trova più a disagio, però è il commissario Elisabetta Fabbri. Alla domanda che viene spontanea farle in questo momento, e cioé, ma stando così le cose i lavori si bloccheranno? lei risponde. «Non sono un avvocato, attendo decisioni da parte dell'avvocatura dello Stato e della presidenza del Consiglio dei ministri, Non posso fermare i lavori, mancheremmo l'obiettivo del 2011. Domani (oggi ndr) gli operai saranno al lavoro, anche di sabato». Poi aggiunge: «Annullare tutti gli atti di questa gara d'appalto, tra cui il bando, potrebbe significare mettere in discussione anche la realizzazione delle altre opere per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia, poiché, a quanto mi risulta, tutti i relativi bandi di gara sono stati concepiti in modo praticamente uguale a questo del parco della musica di Firenze». Più cauto, ma decisamente preoccupato per il futuro è il sovrintendente del Maggio, Francesco Giambrone. A meno di un mese dalla data di scadenza del suo mandato lavora alla programmazione delle stagioni a venire, ma soprattutto della dieci giorni di concerti, previsti per l'inaugurazione del nuovo teatro a dicembre prossimo. In ballo ci sono i grandi nomi, Mehta, Abbado. Di tutto questo, però, lui non vuole parlare. Si limita a dichiarare: «Sono preoccupato, certo che lo sono. Secondo le indicazioni ricevute noi abbiamo preso l'impegno di aprire il nuovo teatro il 21 dicembre 2011. Aspettiamo di capire se e in che modo ciò che è accaduto condizionerà o modificherà questa scadenza». Non ha dubbi su quanto accadrà a questo punto, invece, Mario Razzanelli, capogruppo della Lega Nord Toscana: «Questa sentenza dice - annulla la gara. Ha conseguenze per chi l'ha indetta, e cioé Balducci (ex presidente del Consiglio nazionale dei Lavori pubblici ora detenuto a Prato ndr), ben gravi. Dovranno rifare tutto daccapo. Da dove nasce questa cosa? Da Firenze, da Domenici, Nastasi e compagnia». Fa notare che «si tratta dell'ennesimo appalto poco trasparente», Ornella De Zordo di per Unaltracittà, che critica anche la «fretta» di Renzi e Martini nel firmare il protocollo d'intesa, due settimane fa. A proposito, dal Comune e dalla Regione solo «no comment», A Palazzo Vecchio, dopo una lunga riunione, hanno deciso di aspettare le motivazioni della sentenza per fare delle dichiarazioni. Quanto al presidente Claudio Martini, che con quella firma ha trasferito al progetto dell'auditorium 40 milioni di euro, preso da un impegno a Empoli, ha ritenuto di non dover rispondere.