Appa1ti e grandi opere, sì al ricorso dell'impresa battuta dal progetto dell'architetto Desideri. Che si appella al Consiglio di Stato, come Palazzo Chigi Il Tar boccia il bando: si rischia di ricominciare da capo Il commissario: i cantieri devono andare avanti La presidenza del Consiglio dei Ministri è stata condannata a pagare diecimila euro. Ma si rivolgerà al Consiglio di Stato Un altro pugno allo stomaco dei fiorentini. Perché, comunque vada a finire questa storia, la sentenza del Tar del Lazio che annulla o meglio azzera la gara d'appalto per la costruzione del nuovo teatro del Maggio avrà un effetto certo: i costi dell'auditorium, già aumentati dagli iniziali 82 milioni a 236 milioni di euro, lieviteranno ancora. Per capire come mai, bisogna procedere per gradi e leggere con attenzione l'estratto della sentenza del Tar. Il tribunale amministrativo ha condannato la presidenza del Consiglio dei Ministri al risarcimento del danno nei confronti dell'impresa Giafi di Valerio Carducci, che partecipò alla gara indetta a ottobre del 2007 con il progetto di Marco Casamonti e arrivò seconda dietro alla Sac che si era aggiudicata l'appalto con il progetto di Paolo Desideri. Secondo la Giafi, in quel bando firmato da Angelo Balducci (l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici arrestato nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Firenze sulle grandi opere) c'era qualcosa che non andava. Per Casamonti, come si legge nelle carte dell'inchiesta che riguardano l'auditorium, era già tutto deciso, doveva vincere la Sac della famiglia Cerasi. Da qui si spiega il ricorso presentato a marzo del 2008 in cui si chiedeva l'annullamento della gara. La sentenza, anche se ancora non si conoscono le motivazioni (ci si aspetta che siano depositate nel giro di una settimana), è durissima: annulla il bando e nello specifico tutti gli atti delle due commissioni, quella tecnica (all'epoca presieduta da Salvatore Nastasi, capo di gabinetto del ministro Sandro Bondi che diede il massimo dei punti 55 su 55 al progetto di Desideri) e quella giudicante; annulla il disciplinare di gara, il capitolato prestazionale e «ogni ulteriore atto comunque presupposto, connesso o collegato a quelli impugnati». La sentenza poi, come succede di rado, condanna la presidenza del Consiglio dei Ministri e la struttura di missione per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità italiana a pagare le spese del giudizio (10 mila euro) sostenute dalla Giafi. Come è ovvio sia la Sac che assieme alla Igit spa di Prato ha costituito una associazione temporanea di imprese che la presidenza del Consiglio dei Ministri, presenteranno ricorso al Consiglio di Stato, le imprese lo hanno già annunciato. Ma ora che succede? I lavori si devono fermare? Sarà fatta una nuova gara d'appalto o subentrerà la Giafi? Dal ministero dicono che i lavori andranno avanti, che non cambierà nulla e che l'impresa di Carducci al massimo otterrà un risarcimento (di solito il 10 dell'ammontare dell'appalto), perché essendo stata azzerata la gara non c'è più nemmeno la graduatoria dei classificati. Dal Maggio, dal Comune e dalla Regione tutti colti di sorpresa dalla sentenza del Tar c'è chi pensa che, in attesa di conoscere le motivazioni dei giudici amministrativi, sarebbe più prudente sospendere i lavori. E c'è chi fa notare che la sentenza arriva due anni dopo la presentazione del ricorso. Per capire se l'appalto sarà affidato dalla Giafi, o verrà rifatta una nuova gara, sarà fondamentale leggere la sentenza completa; determinante è anche lo stato di avanzamento dei lavori del nuovo auditorium. Ad oggi siamo alla posa del cemento armato del primo solaio, dunque solo all'inizio. Un potenziale punto di debolezza per la Sac, che se fosse ben pi avanti col cantiere non correrebbe il rischio di doverlo abbandonare. Ed eccoci al punto più importante. Perché i fiorentini e più in generale i contribuenti, oltre agli 82 milioni di euro già diventati 236 dovranno pagare il parco della musica? Perché se la Sac non finirà i lavori avrà diritto ad essere risarcita delle spese finora sostenute; mentre la Giafi il diritto al risarcimento, almeno dal Tar, l'ha già ottenuto. Comunque vada, come diceva il consigliere delegato di Btp Vincenzo Di Nardo in una conversazione in cui prevedeva l'esplosione dei costi del nuovo teatro, «pagherà Pantalone». In questa storia italiana è infine necessario ricordare chi sono i protagonisti e quali sono stati i loro ruoli. Secondo le accuse della Procura - che ha messo sotto inchiesta anche Claudio Cerasi, patron della Sac, e Valerio Carducci della Giafi - Balducci e Fabio De Santis (commissario dell'auditorium prima dell'arrivo di Elisabetta Fabbri e anche lui arrestato) fornirono indicazioni sul bando all'architetto Desideri quattro mesi prima della sua pubblicazione.