Inchiesta sulle grandi opere. De Santis: coscienza a posto. Verdini: no della Lega alle feste per l'Unità d'Italia La decisione del Tar del Lazio. La Presidenza del Consiglio condannata a risarcire «Questi sono banditi. Te la conosci, no, è tutta la cricca di Balducci». Sera del 28 dicembre 2007, Vincenzo Di Nardo non può certo immaginare di avere coniato una definizione che in seguito avrà una certa fortuna. L'allora ad della Btp è solo imbestialito. Non è bastato il progetto affidato all'architetto Arata Isozaki per aggiudicarsi l'appalto per la Grande Opera fiorentina, il Teatro della musica. Bocciati, senza appello. Terzi in classifica Vince per distacco la romana Sac. La gara d'appalto è gestita dalla struttura della presidenza del Consiglio che fa capo a Balducci. «Il Tribunale annulla gli atti impugnati, e condanna la Presidenza del Consiglio dei ministri, struttura di Missione per le celebrazioni del 150 anniversario dell'Unità Nazionale, al risarcimento del danno in favore del ricorrente». Il bando d'appalto che generò l'inchiesta non esiste più. La sentenza del Tar laziale ha accolto il reclamo presentato dalla Giafi, che arrivò seconda. Un tratto di penna sull'atto fondativo della presunta «cricca». Altri ne verranno, perché sugli appalti aggiudicati dalla Ferratella piovono decine di ricorsi. «Se i lavori verranno sospesi» dice Elisabetta Fabbri, commissario dell'Auditorium, «impossibile consegnare l'opera entro il 2011». Facile prevedere nuovi contenziosi contro la Pubblica amministrazione, altro frutto amaro delle gesta di Balducci e soci. «Ho la coscienza a posto». Così ha detto Fabio De Santis ai magistrati che ieri lo hanno interrogato sull'appalto della Scuola marescialli di Firenze. Il provveditore alle Opere pubbliche toscane nega di aver mai fatto un solo atto «contrario ai miei doveri d'ufficio». Ci tiene a precisare che la sua nomina, per la quale è indagato anche Denis Verdini, era del tutto regolare. Non ha fatto il concorso interno, ma essendo stato chiamato da fuori non era obbligato a farlo, e inoltre - ha detto - avevo già superato tre prove per diventare professore universitario. Quei festeggiamenti per l'Unità d'Italia, la Lega proprio non li voleva. Denis Verdini ammette che con l'alleato di governo «c'erano difficoltà» sull'argomento. Scampoli di un interrogatorio. Dalla trascrizione integrale della deposizione di Verdini emerge anche una nuova accusa nei confronti di Riccardo Fusi, il patron della Btp, che senza fornire le necessarie garanzie avrebbe usufruito di un prestito dal Credito Cooperativo, l'istituto di proprietà del coordinatore del Pdl. «Se uno mi dice 'devi pagare 30.000 euro per il fontaniere si difende Verdini io dico va bene, ma fammi vedere! Noi c'abbiamo questa pretesa, quindi nulla può essere accaduto del quale noi non siamo consapevoli». Il 17 marzo tocca a Fusi.