"Mai consultati, serve una svolta radicale" Carlin Petrini: le idee stentano a decollare Wwf, Legambiente e Fai: siamo delusi Tante promesse, nessun fatto. LExpo verde e sostenibile, occasione per Milano e soprattutto evento che avrebbe visto nella sua fase di progettazione la partecipazione della società civile, delle associazioni, della cultura milanese, per ora resta solo un sogno sulla carta. La sensazione sgradevole è che la nuda e cruda realtà stia tradendo le aspettative «Chiediamo di avere i progetti, di discuterli e di parteciparvi - dice Andrea Poggio di Legambiente - . Il tempo delle chiacchiere è finito, a questo punto i progetti si devono palesare. Devono essere messi sul piatto i meccanismi di consultazione pubblica sul masterplan che andrà presentato a Parigi ad aprile, in modo da coinvolgere tutti. Coinvolgimento che non cè stato assolutamente. Fino ad ora per lExpo si sono avviate solo infrastrutture stradali, tradendo il principio iniziale, scritto nel dossier di candidatura di Milano». Una incrinatura che è diventata crepa «con il decreto del governo che attribuisce al commissario poteri speciali in ambiti che non centrano nulla con lExpo ma molto con la politica urbanistica del Comune di Milano - aggiunge Poggio - . Ma noi ci crediamo ancora e ci aspettiamo una svolta radicale». Per Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food che ha partecipato alla ideazione del masterplan, «lavventura Expo ha avuto molti problemi nella sua fase iniziale e oggi non è ancora decollata. Non intercetto una mobilitazione da parte di Milano e delle forze che devono realizzare questa impresa». Attesa anche da parte del Fai che manifesta per bocca di Marco Magnifico, direttore generale del Fondo ambiente italiano, un certo sconcerto. «Quello dellExpo ci sembra ancora un progetto sulla carta - spiega - . Siamo alla finestra, come tutti i milanesi, per capire come poter dare il nostro contributo, che saremo ben felici di dare. Di fronte ad una sfida così gigantesca come lExpo ci chiediamo che cosa aspettano a partire e a coinvolgere la cultura milanese. Non si tratta solo di masterplan, il problema è progettare il modo in cui si vuole presentare Milano al mondo. Insomma, siamo qui in attesa che suoni il campanello, ma il campanello non suona». Eppure, pur con il tempo stringe, fino ad oggi poco si è mosso. «Noi assieme a Fai, Wwf, Legambiente e alle associazioni degli agricoltori avevamo creato già un anno fa lOsservatorio Expo che dopo aver analizzato il progetto di candidatura è stato con le mani in mano, non cera materia su cui lavorare - dice Luca Carra, presidente della sezione milanese di Italia Nostra - . Per molto tempo lExpo si è occupata di poltrone e poco altro. LOsservatorio aveva proposto di valorizzare quel che rimane da salvare del territorio milanese, come il Parco Sud, per farlo diventare un vero parco agricolo con la sua rete straordinaria di cascine. Adesso il tempo è agli sgoccioli e cè da fare tutto. Deve essere rapidissima la capacità di concretizzare le idee e vorremo che ci fosse, da parte di Expo, una reale disponibilità di apertura alla società civile».