La palestra dellintellighenzia dove hanno studiato Croce e De Nicola Il rischio che si corre, a parlare del liceo classico Antonio Genovesi, è quello di farsi prendere la mano dai nomi. Dai nomi dei docenti di prestigio e degli alunni diventati famosi a Napoli e fuori. Tutti uniti dalla forte identità fornita dallaver studiato qui, nel liceo dellintellighenzia napoletana. Specie quella di sinistra, che continua a preferire, per i propri figli, questo ad altri licei della città. Circa 900 alunni. E potranno diventare di più, tenendo fede al principio di non porre paletti alle nuove iscrizioni, di non chiudere le porte a nessuno che scelga questistituto, alla città: tra i progetti della scuola, lapertura al pubblico della sua biblioteca, che conta circa 10 mila volumi. Sempre che gli enti locali facciano la loro parte e la Provincia completi i lavori di ristrutturazione - rimasti fermi negli ultimi anni e ripartiti di recente - che devono ancora restituire al liceo alcune aule, la Biblioteca e lOratorio dei nobili. Perché questo istituto è anche un bene monumentale: il Palazzo delle congregazioni, edificato alla fine del XVI secolo accanto alla cinquecentesca chiesa del Gesù e affrescato da tre noti pittori del Seicento, Giovan Battista Caracciolo, Giovanni Lanfranco e Belisario Corenzio. È negli spazi al primo piano delledificio, a due passi dalla presidenza e dalla segreteria, ad esempio, che il moderno parquet lascia il posto al plexiglass che svela inserti dellarchitettura che fu. Qui il peso della storia culturale della città ancora spinge i prof a sentirsi come nani sulle spalle di giganti. Ed è una comunità, quella dei prof, talmente cementata da far ereditare ai docenti lorgoglio di aver avuto, su questi banchi, personalità del calibro di Benedetto Croce o di Enrico De Nicola. Cementata la comunità dei prof e fortemente coesa anche quella degli studenti e degli ex studenti. «Perché la scuola - afferma il preside Salvatore Lettieri - è "loro"». Perché la scuola, come recita il motto che accompagna lopuscolo informativo sul liceo, è "palestra di democrazia e confronto". Qui si sono fatti le ossa Gerardo Chiaromonte, Carlo Fermariello, Antonio Fantini, Biagio de Giovanni, Giuseppe DAlò, Eugenio Donise. Per non dire del maestro Roberto De Simone o dellex soprintendente Nicola Spinosa; di una schiera di giornalisti che conta, tra gli altri, Pasquale Prunas; di avvocati, notai, medici e docenti universitari, da Roberto Pane a Giuseppe Cuomo, da Costanzo Di Girolamo allattuale assessore comunale Gioia Rispoli. La tentazione di scorrere gli annuari ed elencare ex alunni è forte. Arginata appena da quella di elencare i docenti. Magari rendendo omaggio solo al dominatore della cultura classica Marcello Gigante o a Nicola Zingarelli, lautore del vocabolario che ogni studente conosce. Nomi come se piovesse. Tenuti insieme da quello che un ex docente come Guido Silvestro definisce «lo spirito del Genovesi». Non cè scuola, a Napoli, come il Genovesi, che trasmetta a chi passa per le sue aule questo fortissimo senso di appartenenza. E di orgoglio. E limpegno a tenere alta la tradizione dellilluminismo napoletano. Quando nacque, nel 1874, il Genovesi era il terzo liceo napoletano. Qui già funzionavano il Vittorio Emanuele II, istituito nel 1861 subito dopo lannessione del Regno delle due Sicilie ed intitolato al re, e lUmberto, intitolato al principe ereditario. Soddisfatte le esigenze onomastiche della dinastia, per il terzo liceo napoletano si scelse il nome di chi fu insieme scrittore, filosofo ed economista. QuellAntonio Genovesi che dalla prima cattedra di Economia politica istituita in Europa si era battuto per dare dignità alle classi popolari facendo leva proprio sullistruzione. Un mandato mai tradito dal liceo di piazza del Gesù, che ha alimentato lo "spirito del Genovesi" anche con lattitudine alla protesta, quando qualcosa non va (il primo comitato studentesco è del 1893), ed impegno civile: basti ricordare la mobilitazione della scuola contro il sindaco Achille Lauro che tra i suoi ambiziosi progetti inserì il congiungimento tra piazza del Gesù e piazza Dante. Si trattava di abbattere il palazzo delle Congregazioni e la sacrestia del Gesù, a dispetto delle opere darte che li decorano. Preside, docenti e studenti protestarono sonoramente. E la spuntarono, scongiurando lennesimo scempio. Erano tempi in cui un liceo classico era voce autorevole e punto di riferimento culturale. Talvolta più delluniversità, come testimonia la morte di un preside del Genovesi, Federico Sallusto: era il 1976 e sugli avvisi funerari cera scritto solamente "ex preside del liceo Genovesi", nonostante Sallusto fosse anche docente universitario (Chimica industriale) e avesse ricoperto, a Nola, cariche politiche. 5.Continua