BENI CULTURALI1 Biblioteche digitali, accordo tra Google e il ministero Con l'inclinazione alla retorica pubblicitaria di chi ha costruito la propria carriera tra il casinò di Campione e McDonald's, il super-manager Mario Resca - nominato l'anno scorso direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale italiano - non ha esitato a definire «storico» l'accordo firmato ieri da Google e dal ministero dei beni culturali per la digitalizzazione di testi conservati nelle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze. Più sobriamente liturgico, il ministro Bondi ha attenuato il termine, sottolineando però che questo avvio di collaborazione tra il ministero e Google è molto, molto importante e scomodando Borges e la sua biblioteca di Babele per definire il milione di volumi che il «gigante di Mountain View» si è impegnato a digitalizzare e a mettere in rete nell'arco di tre anni. E toni lirici hanno segnato, nell'incontro con la stampa, anche l'intervento del rappresentante del colosso americano, il quarantenne Nikesh Arora, che sul biglietto da visita porta scritto «President Global Sales Operations Business Development» e nell'organigramma del management esecutivo di Google figura al quarto posto, dopo il presidente del consiglio di amministrazione Schmidt e i due fondatori Page e Brin. Insomma, un pezzo grosso, calato dagli Stati Uniti per firmare il primo accordo diretto tra Google e un governo europeo (quelli siglati in precedenza avevano avuto come partner singole biblioteche). «Posso testimoniare di persona l'importanza di questo accordo - ha detto Arora - perché sono cresciuto in India, dove a volte era necessario aspettare mesi per avere accesso all'unica copia di un volume esistente nella biblioteca locale». Ma in cosa consiste la «collaborazione» tra l'azienda statunitense e il ministero? Nel concreto, i libri che verranno digitalizzati a spese di Google sono titoli non coperti da copyright che si fermano al 1868, onde evitare qualsiasi controversia circa i diritti d'autore: i classici, insomma (i cui testi sono spesso già ampiamente reperibili in rete), ma anche edizioni rare di opere scientifiche del XVIII e XIX secolo e prime edizioni per lo più dell'Ottocento. Quello che conta, e che va riconosciuto all'accordo, è che le copie digitali di ciascun libro saranno consegnate da Google alle due Biblioteche nazionali, in modo che siano disponibili anche per altre piattaforme e non solo per Google Books. Non per questo il gigante informatico è quel generoso Babbo Natale che ha descritto Resca, sostenendo che l'impegno economico di Google in questa impresa equivale a cento milioni di euro. Prima di tutto perché, come ha riconosciuto Arora, la cifra è largamente sovrastimata: si può infatti ipotizzare che, calcolando i costi del centinaio di posti di lavoro - precari - previsti per l'operazione e dello scanning center allestito a Firenze, la cifra complessiva sarà di circa trenta milioni di euro. Ma soprattutto perché i benefici che ne ricaverà Google, all'interno del suo progetto «asso pigliatutto» (che comprende in parallelo la traduzione online dei materiali digitalizzati), sono ben superiori alla cifra sborsata. E viene in mente una recente dichiarazione di Robert Darnton, direttore delle Libraries di Harvard e tra i massimi esperti della storia del libro: a proposito del Google Settlement Darnton ha riaffermato la necessità che le biblioteche, quotidianamente impegnate nella conservazione e nella cura dei libri di carta, si rendano conto di avere in custodia preziose «materie prime» che costituiscono per giganti come Google immensi giacimenti da sfruttare. Visto in questa prospettiva l'accordo di ieri, per quanto indubbiamente importante per la circolazione della cultura italiana, presenta aspetti di cui si potranno valutare le conseguenze solo tra qualche anno.