BENI CULTURALI1 L'Istituto di restauro a rischio sfratto ma Bondi «rassicura» Arianna Di Genova Ha un titolo molto espressivo, Il restauro fatto a pezzi, l'incontro che si terrà domani presso l'Accademia nazionale di san Luca a sostegno dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro. La tavola rotonda è promossa dall'università di Roma e della Tuscia, insieme a associazioni come Bianchi Bandinelli, Comitato per la bellezza, Italia Nostra, fra le altre: una convergenza di forze intellettuali per scongiurare lo scenario peggiore e segnalare alle autorità competenti strategie vincenti contro una barbarie culturale. La sede storica del prestigioso Iscr, causa sfratto, potrebbe finire sotto chiave, sigillata dall'ufficiale giudiziario, a partire dal prossimo 25 marzo. Fra quelle mura verrebbe seppellito gran parte del patrimonio di un archivio inestimabile che racconta una storia lunga quasi un secolo vissuta attraverso i tanti restauri compiuti in Italia e nel mondo. La vicenda è grottesca e drammatica. Secondo il ministro Bondi, però, l'allarme non è giustificato e il problema non sussiste. Proprio ieri, ha diramato un comunicato in cui ha definito l'annosa questione «risolta». L'istituto, dopo la firma dell'accordo dell'amministrazione con i sindacati, si trasferirà nei locali del San Michele, di proprietà del dicastero stesso, realizzando così «importanti risparmi sul canone». Le aree individuate sono quelle delle ex carceri femminili, maschili e della caserma dei doganieri, oggi sede della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici. Già, ma con quale tempistica? I dipendenti della struttura avevano scritto accorate lettere e fatto girare in rete un appello al presidente Napolitano affinché non prendesse corpo il pericolo di un trasferimento frettoloso: in questo modo, l'archivio - con il suo patrimonio fotografico - e le attrezzature altamente specializzate dei laboratori rischierebbero la frammentazione, se non la dispersione. Difficile imballare tutto in fretta e furia, magari scaraventando gli scatoloni nei depositi, in attesa di una sistemazione. All'Istituto si vorrebbe invece operare nel rispetto dell'idea del suo fondatore, Cesare Brandi, lasciando intatta la multidisciplinarietà di quella particolarissima scuola e cercando di salvare alcuni «gioielli di famiglia». Come la biblioteca Adolfo Venturi disegnata dal razionalista Silvio Radiconcini. Se si conservassero almeno la torre e altri ambienti già di proprietà Borgia potrebbe nascere, proprio lì, un eccellente e invidiatissimo museo del restauro. O forse il ministero è interessato solo al taglio dell'affitto?