Completato il restauro degli affreschi trecenteschi nell'abbazia cistercense alle porte di Milano. Tra gli autori del ciclo anche «il miglior allievo di Giotto» Cosiddetto «Primo Maestro di Chiaravalle», visione d'insieme degli affreschi della cupola e del tamburo anni trenta del XIV secolo Milano, Abbazia di Chiaravalle, tiburio È stato portato a compimento e presentato al pubblico il restauro del ciclo di affreschi che decorano il tiburio dell'Abbazia cistercense di Chiaravalle, a dieci chilometri da Milano, grazie alla banca Intesa Sanpaolo che ha inserito l'intervento nell'ambito di «Restituzioni», ventennale programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese, promosso e curato da Intesa Sanpaolo e gestito in collaborazione con le Soprintendenze. I lavori di restauro, eseguiti sotto la direzione della soprintendente per i Beni storico artistici ed etnoantropologici di Milano Sandrina Bandera dal laboratorio Nicola Restauri in Aramengo (Asti), sono iniziati nel 2002 con fondi ministeriali, ma si sono interrotti dopo cinque lotti per il venir meno dei finanziamenti. Sono stati ora portati a termine grazie ai 300mila euro stanziati dalla banca nel 2008-2009. Il lungo intervento ha risarcito la straordinaria decorazione trecentesca della chiesa dell'Abbazia di Chiaravalle Milanese (la chiesa abbaziale di Chiaravalle, che trae il nome da quella francese di Clairveaux, fu fondata nel 1135 per volontà di san Bernardo in persona, come attesta una lapide). L'imponente impresa pittorica coinvolge l'intero spazio interno del tiburio: sotto il cielo stellato della calotta della cupola, i quattro Evangelisti, accompagnati, con ogni probabilità, da altrettanti Profeti e Dottori della Chiesa, annunciano la sequenza di Santi e Beati connessi all'ordine cistercense delle pareti del tamburo. Il registro inferiore narra le Storie della Vergine post Resurrectionem secondo il racconto diffuso della Legenda Aurea, legate alla morte e all'ascesa al cielo della Vergine. Gravemente degradati, gli affreschi soffrivano soprattutto per gli effetti perniciosi dell'umidità di condensa che si accumulava, al pari del calore estivo, al vertice della cupola, dal momento che in passato era stato chiuso lo sfiato centrale. Nel 2002 fu montato un oculo meccanico ad apertura automatica, che ha risolto il problema consentendo un'adeguata circolazione d'aria. L'intervento di restauro è stato preceduto e accompagnato da analisi e indagini strumentali non distruttive, finalizzate allo studio delle fenomenologie di degrado, delle tecniche esecutive, dei materiali originali e di quelli utilizzati negli interventi precedenti. È stato così possibile distinguere le diverse fasi temporali di intervento e le diverse mani e personalità operanti all'interno della chiesa, permettendo di individuare, almeno sommariamente, l'organizzazione dell'intero cantiere. È stata confermata la presenza di due maestri, il primo dei quali di provenienza lombarda, il cosiddetto «Primo Maestro di Chiaravalle», responsabile della decorazione della cupola della torre nolare e del ciclo del tamburo, e il secondo, identificato con Stefano fiorentino, ricordato da Giorgio Vasari nelle sue Vite come il miglior allievo di Giotto, cui si deve il ciclo con le Storie della Vergine post Resurrectionem. È stato inoltre possibile all'interno di quest'ultimo ciclo, considerato il più importante per qualità e completezza del periodo prerinascimentale in Lombardia, cogliere differenze stilistiche ed esecutive che attestano la presenza di altri pittori, probabilmente allievi e collaboratori dello stesso Stefano. La messe di dati inediti radunata in occasione dei restauri è ora pubblicata nel volume, edito da Electa con Intesa Sanpaolo, Un poema cistercense. Affreschi giotteschi a Chiaravalle Milanese, curato da Sandrina Bandera con contributi della curatrice e di Mina Gregori, Anna Rosa Nicola, Valentina Parodi e Fabio Frezzato. L'opera sarà presentata il 25 febbraio alle 18 nella Pinacoteca di Brera a Milano. edizione online, 10 marzo 2010