Ai musei Capitolini la prima di cinque mostre sullarte dellImpero: così nacque quellidea di classicità che fonda il pensiero occidentale Si possono vedere alcune "Teste grandiose", fregi e una serie di arredi Alcune opere provengono da Santuari altre da Monumenti onorari Viene proposta una ricostruzione del patrimonio artistico dellepoca ROMA Il ciclo di cinque mostre sullAntico concepito da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce comincia ora con la prima dedicata a LEtà della conquista. Il fascino dellarte greca a Roma quando Roma pone le basi di quello che sarà lImpero dilagando dalla Spagna allOriente, tra il terzo e il primo secolo a.C. E il tempo in cui i romani, guerrieri poco dediti alle arti e alla cultura, conquistano la Grecia e ne restano conquistati quando scoprono il fascino di una eccelsa tradizione rendendosi progressivamente conto della necessità di assimilare quel sapere che rafforza i potenti nobilitando lesistenza. La mostra vuole raccontare un momento decisivo nella storia delle culture, un fenomeno che si può riscontrare in tante altre tradizioni orientali e occidentali. La stessa cosa accadde, infatti, in Giappone nel momento della assimilazione della cultura cinese, lo stesso è accaduto ben oltre la caduta dellImpero romano nellimpatto tra culture nomadi, che non costruiscono edifici perché si spostano in continuazione, e culture stanziali che utilizzano il marmo e la pietra formando la struttura urbana. Ma non cè dubbio che limpatto della cultura greca su quella romana costituisce quasi il fondamento stesso della nostra cultura e del nostro modo di vedere le cose a distanza di oltre duemila anni. Siamo alle radici del nostro sapere. Gli antichi romani avevano sviluppato una formidabile macchina militare e organizzativa, avevano forme di tecnologia avanzata specie nel campo dellidraulica e dellingegneria, ma per molto tempo non ebbero i presupposti per una maturazione in senso umanistico. Scaturiti da una complessa commistione di popoli italici e etruschi furono poi giudicati dalla storiografia, a partire dal quinto secolo d.C. fino a oggi, come esponenti della suprema civiltà antica ma solo tardi giunta a unidea ben precisa di classicità. Ecco il punto ed ecco il problema storico-critico che la prima mostra del ciclo de I Giorni di Roma vuole affrontare. Come nasce il concetto della classicità e in che misura è vero che la eletta cultura greca riuscì a penetrare nelle teste dure dei romani fino a civilizzarli e orientarli verso ideali oggi considerati come la quintessenza dellAntichità capace di nutrire poi in egual misura i geni del Rinascimento italiano, i rivoluzionari francesi del diciottesimo secolo, i padri della nostra Costituzione dopo la seconda guerra mondiale? Il patrimonio artistico risalente al III-I secolo a.C. ci è pervenuto disgregato e danneggiato. Gli ordinatori della mostra hanno proposto una acuta ricostruzione con una intelligenza e una dottrina incomparabili. Il criterio storiografico di indagine è semplicissimo. Siamo nellepoca ellenistica caratterizzata da fervore e animazione delle immagini, cariche di pathos e di ardenti passioni. I personaggi veri e quelli della mitologia sono raffigurati sovente da artisti di alto livello per presentare al mondo intero una sorta di saga in cui la storia reale transita sul piano dellarte con lorgoglio e la magnificenza di una civiltà che avverte oscuramente di aver raggiunto esiti difficilmente superabili nel campo della politica, delleconomia, della stabilità sociale, dellidea stessa di progresso. I Romani conquistano militarmente questo mondo e opere darte greca affluiscono a Roma nei trionfi dei condottieri che considerano lopera darte come un trofeo attestante un traguardo conseguito. Così i curatori della mostra hanno convocato una ampia messe di opere che devono farci capire questo fenomeno epocale. Alcune provengono da Santuari per ricordarci la immensa produzione di statue votive o di culto. Lellenismo era scaturito dalle acquisizioni definitive di giganti dellarte come Fidia. E proprio di gigantismo è necessario parlare perché si sviluppa nella cultura greca lidea dello ieratico e del colossale. Le immense sculture che giacevano sovente come compresse nelle celle dei Templi venivano a affiancarsi e talvolta a sostituirsi agli antichi idoli in terracotta, di minori dimensioni e di più sobria formulazione. Tutto o quasi è annichilito di quel mondo orgoglioso e solenne ma alcune Teste grandiose, alcune sculture come quella della Giunione Cesi dei Musei capitolini o certi fregi come quello bellissimo della Galatomachia fungono da efficace ricordo. Poi ci sono i Monumenti onorari tra cui alcuni frammenti notevoli dei Cavalieri dal Tempio di Giunone Sospita di Lanuvio ( oggi a Leeds) e ritratti importanti di persone celebri come Cicerone. Infine tutta una serie di arredi che fanno vedere come si vivesse "alla greca" mentre i costumi funerari evidenziano una più forte sopravvivenza di quella semplicità romana che Catone il censore tentò di opporre al dilagare della moda ellenica. Si capisce come fosse fondamentale il dibattito interno alla società romana tra i magistrati e i militari, tutti orientati verso lassimilazione della dottrina e del fascino greco ma in modi diversi. A Roma arrivano artigiani, medici, artisti, studiosi, provenienti dalla Grecia e la vicenda storica si dipana tra la presa di Siracusa e Taranto nel terzo secolo e quella di Corinto nel primo. Limmagine del Dio greco diventa un modello di riferimento nella cultura romana fino a sollecitarne comportamenti trasgressivi in unottica non troppo diversa dalla diffusione della cultura rock nellItalia democristiana. La Rocca, nel suo bellissimo saggio in catalogo, si diverte a ricordare come emblematica una vicenda raccontata da Vitruvio. Il sommo architetto Deinokrates non riusciva a farsi ricevere da Alessandro Magno, uomo dottissimo ma troppo preso dal lavoro militare e amministrativo. Un giorno Alessandro è in tribunale e entra nellaula Deinokrates, che pare fosse un gran belluomo dall aspetto maestoso, nudo unto dolio, coronato di foglie di pioppo, coperto solo da un vello di leone e con la clava in mano. Insomma si era travestito da Ercole secondo le prescrizioni della grande statuaria. Alessandro lo invitò immediatamente a un colloquio.
ROMA - Quando Roma sinnamorò della Grecia
La prima mostra del ciclo di cinque mostre sull'arte dell'Impero romano, "I Giorni di Roma", è stata inaugurata ai Musei Capitolini. La mostra è stata concepita da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce e si concentra sulla prima età della conquista romana, dal III al I secolo a.C. La mostra vuole raccontare il momento decisivo nella storia delle culture, in cui la cultura greca ha avuto un impatto profondo sulla cultura romana. Gli artisti greco-romani hanno creato opere d'arte che hanno influenzato la cultura romana, come le statue votive e i monumenti onorari.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo