Dagli Usa allItalia, il confronto tra i due grandi dellarte. Libri, mostre, tesi di laurea, spot: così il pittore maledetto è diventato il più popolare Caravaggio contro Michelangelo. Chi è lartista più popolare del pianeta? È solo un gioco il confronto tra il pittore maledetto e il genio fiorentino eppure funziona. Con il primo che, adesso, batte il secondo. A mettere i due sopra un ring virtuale è uno studio (non ancora pubblicato) di un accademico canadese, rimbalzato in questi giorni sulle pagine dei giornali americani. Secondo Philip Sohm dellUniversità di Toronto, che ha corredato la sua ricerca con tanto di grafici, Caravaggio è diventato, negli ultimi anni, un mito mediatico globale, un vero e proprio marchio multiuso, dalle mostre alle performance, dai romanzi agli spot. Ma è anche loggetto preferito dagli studiosi. Fino a scalzare, nellimmaginario collettivo, licona Buonarroti, la cui fama brillerebbe meno che in passato. Il corrispondente a Roma del New York Times ha messo a confronto la folla che non smette di "assediare" i dipinti di Caravaggio nella chiesa di San Luigi dei Francesi con lo scarso interesse suscitato dalla scultura di Michelangelo, nella vicina chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Spiega Sohm: «Quello che sostanzia "lindustria di Caravaggio" è che levidenza storica, o la mancanza di questa, permette numerose letture della sua vita e della sua opera. Non abbiamo sue lettere, disegni, testamenti. I pochi documenti relativi ai processi in cui fu implicato ci restituiscono una personalità trasgressiva. E la maggior parte di noi ama pensarsi nei panni del ribelle». Sarà per questo che la sua Natura morta è finita sulla copertina di una rivista medica dedicata alle malattie infettive? O che la National Gallery ha esposto la riproduzione della Salomè con la testa del Battista accanto a un sexy shop di Londra? Il primo a riconoscere in Caravaggio il carattere della rockstar è Claudio Strinati, curatore della mostra che in questo momento raduna migliaia di visitatori al giorno alle Scuderie del Quirinale: «La Roma di Caravaggio è per molti versi simile alla New York degli anni Sessanta», dice. «È un luogo di sperimentazione artistica. Caravaggio vive in una dimensione che può essere paragonata a quella della Factory di Andy Warhol. Mette nei quadri i colleghi, le donne, anche i nemici. Nella testa di Golia in cui si autoritrae, mi sembra di vedere lo sguardo feroce e dolce insieme di un giovane Lou Reed. E il Suonatore di liuto proveniente dallErmitage potrebbe tranquillamente intonare una melodia come Sunday morning dei Velvet Underground». E il povero Michelangelo? «È un po regredito nella fama», spiega Strinati. «La stessa Cappella Sistina, sempre visitatissima, è per certi versi più celebre del suo autore. Ma è il Rinascimento in genere, se si eccettua il senza tempo Leonardo non a caso adottato da Dan Brown che non corrisponde più al gusto del grande pubblico». Dice lo storico dellarte Antonio Pinelli: «I blockbuster di oggi sono Leonardo, Michelangelo, Caravaggio e gli Impressionisti. Il mondo moderno è più sensibile alla disarmonia, al manierismo, al barocco. Non è un caso che Raffaello non abbia lo stesso richiamo: il suo modello di bellezza "normale" non conosce punte disarmoniche, rappresenta la nostra cultura figurativa più tradizionale fino ai santini. Ci sono altri artisti inquieti che, se spinti da grandi mostre, potrebbero ricevere unattenzione più ampia. Penso a Pontormo, ma anche a Füssli e ai nordici tra Settecento e Ottocento». Ma i due Michelangelo, Buonarroti e Merisi, piacciono per ragioni simili in realtà. È lopinione di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani: «Parlare di sorpasso non ha senso», precisa. «I grandi sono più o meno amati a seconda del mutare delle sensibilità. Michelangelo, come Caravaggio, è un trasgressivo, in continuo duello con la società in cui vive. I nostri tempi, purtroppo, non amano il più grande di tutti: Raffaello. Lui rappresenta letà delloro del mondo». Prima che si spendesse il paragone con il mondo del rock, lo scrittore Andrea Dusio ha dedicato a Caravaggio una curiosa monografia uscita da poco dalleditore Cooper. Il titolo, in nero su copertina tutta bianca, più che alla pittura, rimanda ai Beatles: Caravaggio White Album (pagg. 140, euro 25). «Volevo fare piazza pulita del mito romantico che ha finito per mangiarsi lartista», spiega Dusio. «Caravaggio è come Kurt Cobain per il rock, come John Coltrane per il jazz. Ha spostato in avanti i confini dellarte, dando per primo un significato autobiografico alla pittura». A conferma della Caravaggio-mania, léquipe coordinata dal professor Giorgio Gruppioni delluniversità di Bologna continua la sua ricerca per trovare i resti di Caravaggio, iniziativa che ha già suscitato linteresse del Wall Street Journal e del canale Arte. Nei giorni scorsi, sono stati rilevati i campioni di Dna da sei possibili discendenti del pittore che saranno confrontati con le ossa riesumate nel cimitero di Porto Ercole: «Uno dei nove corpi che potrebbero appartenere al pittore è risultato ricco di piombo. E una delle ipotesi della morte di Caravaggio è proprio il saturnismo», fanno sapere, speranzosi, i ricercatori. Michelangelo laltro, il Buonarroti, riposa a Firenze, nella chiesa di Santa Croce. Dorme il sonno dei giusti, incurante delle classifiche di popolarità.
Se la moda di Caravaggio supera Michelangelo
Un studio canadese ha scoperto che Caravaggio è diventato un mito mediatico globale, un marchio multiuso, mentre Michelangelo è in declino. Secondo un corrispondente del New York Times, la folla che visita i dipinti di Caravaggio nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma è più numerosa di quella che visita la scultura di Michelangelo nella vicina chiesa di Santa Maria sopra Minerva. L'artista è diventato un simbolo di ribellione e trasgressione, e la sua opera è stata esposta in mostre e spot in tutto il mondo. Un curatore di mostre, Claudio Strinati, ha descritto la Roma di Caravaggio come simile a New York degli anni Sessanta, un luogo di sperimentazione artistica.
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