Gli scavi diretti dalla Soprintendenza a Granarolo Una ditta di escavatrici sponsorizza il cantiere delletà del ferro NOVE tombe delletà del ferro, risalenti cioè tra lVIII e il VII secolo a. C., il così detto Villanoviano III, sono lultima scoperta archeologica a Bologna, rinvenuta durante uno scavo per lavori edili a Granarolo. Gioia per gli archeologi della Soprintendenza diretta da Luigi Malnati e per la direttrice scientifica dei lavori Caterina Cornelio in quanto nella zona ancora non si erano trovate tracce di insediamenti da riportare a questo periodo. Frammenti di una civiltà antica (forse di un nucleo familiare come suggerisce la posizione ravvicinata delle tombe) che potrebbero essere arricchiti da altri reperti da cercare con una nuova campagna di scavo che partirà a breve nei campi adiacenti, ora ad uso agricolo. Intanto nei laboratori della Soprintendenza si procede alla pulitura, allo studio e alla catalogazione di quanto trovato nelle tombe: urne cinerarie (in questa epoca i morti venivano cremati), oggetti di corredo che riprendono lusanza del banchetto funebre, coppette e oggetti in terracotta con iscrizioni, una canocchia in bronzo (utensile usato per la filatura e tessitura), fibule ed elementi ornamentali. Alcuni di questi reperti sono ancora avvolti in una massa di terra e saranno riportati alla luce grazie ad operazioni di microscavo (ovvero scavi compiuti a tavolino), grazie alla sponsorizzazione della ditta di ruspe di Augusto Morena, impiegate nel cantiere dalla ditta edile. Un evento eccezionale perché spesso questi operatori lavorano con altre attenzioni e sensibilità rispetto agli archeologici. «In passato abbiamo dovuto anche litigare con i ruspisti perché agivano in modo approssimativo e con poco riguardo - commentano sia Caterina Cornelio che Mariella Lucianetti dello studio associato Kronos che materialmente ha condotto gli scavi - . Invece in questo caso abbiamo trovato persone che si sono appassionate allo scavo, capendo che quello che emergeva apparteneva anche alla loro storia. Non solo. Spesso ci hanno aiutato a proteggere le tombe coprendo i buchi con le benne delle scavatrici». Un fatto che spiega come gli scavi spesso siano frutto della passione di persone, non solo di studiosi ed esperti. A dimostrarlo è anche il lavoro di quelli che in Soprintendenza chiamano gli ispettori onorari, ma che scherzosamente si potrebbero definire gli «umarell degli scavi». Personaggi colti e attenti che intervengono come osservatori quando partono degli scavi privati per la costruzione di case o garage. Ai loro occhi allenati una zolla di terra sollevata, per il colore o la consistenza, sa dire molte cose su quanto si cela più sotto, facendo intuire la presenza di insediamenti abitativi o necropoli. Grazie a loro la soprintendenza interviene e si compiono vere e proprie ricerche archeologiche che spesso portano alla luce reperti importanti.