ARTE. Ora si sta pensando a come renderlo visibile ai visitatori Le analisi con i raggi ultravioletti rivelano dettagli che erano andati sparendo nel corso del tempo È un altro Giotto, attento ai particolari, alla tridimensionalità, ai volumi, ai dettagli dei visi e dei vestiti quello che emerge dalla Cappella Peruzzi della basilica di Santa Croce a Firenze. L'opera che le antiche fonti storiche giudicavano come il capolavoro giottesco in assoluto, a occhio nudo è oggi visibile come piatta e dai contorni quasi sfuocati. Ma, grazie alle lampade a raggi ultravioletti, si rivela un'altra opera d'arte: le storie di San Giovanni Battista nella parete di sinistra e di San Giovanni Evangelista, in quella di destra, mostrano infatti preziosi scenari, ricchi panneggi, decori sontuosi delle vesti, preziosi particolari delle architetture, oggetti cerimoniali e decorativi, volti dettagliati. «Quello che finora ai nostri occhi è apparso come impallidito per le vicissitudini subite», ha detto il soprintendente al polo museale Cristina Acidini, «adesso, con le lampade UV, rivela un aspetto dell'arte trecentesca di Giotto che non ci aspettavamo». Il cantiere che ha permesso questa scoperta nasce da un progetto del 2007 tra l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, l'Opera di Santa Croce e The Getty Foundation di Los Angeles per un'indagine diagnostica a campione non invasiva sui due grandi lasciti di Giotto a Santa Croce. «Molti dettagli dell'opera originale giottesca», ha spiegato Cecilia Frosinini, direttore del settore pitture murali dell'Opificio dall'Opera di Santa Croce e coordinatrice dell'indagine, «sono andati persi alla normale visione: Giotto decise di realizzare il dipinto a secco per ottenere effetti diversi rispetto a quelli realizzabili con la tecnica dell'affresco. Usò dei legami proteici solitamente utilizzati per dipinti su tavola e che nel tempo non hanno tenuto; le loro tracce in combinazione con alcuni pigmenti sono state scoperte solo coi raggi UV». Il Giotto originario non sarà dunque mai visibile dai visitatori della basilica. «Stiamo pensando», ha annunciato la presidente dell'Opera di Santa Croce Stefania Fuscagni, «alla possibilità di continuare la campagna fotografica e diagnostica in UV al fine di renderla patrimonio di tutti. Speriamo di avere il sostegno di istituzioni pubbliche o private per rendere visibile a tutti questo Giotto invisibile». Dalle attuali indagini affiorano in particolare le bellissime raffigurazioni dei lunettoni: lo scultoreo Cristo apocalittico mietitore; il panneggio del San Giovanni Evangelista a Patmos, quasi enfiato dal vento dello Spirito Santo; la splendida Donna col Bambino in culla avvolto in panni, forse anticipatorio della celeberrima immagine degli Innocenti di Luca della Robbia. Inoltre, i decori della scena del Banchetto di Erode: dalla veste del suonatore di liuto, alle suppellettili sulla mensa; le vesti di Salomè ed Erodiade, di perduti e luminescenti cangiantismi. Nella Scena della Resurrezione di Drusiana e della Assunzione di San Giovanni Evangelista riacquistano corpo e volume gli straordinari gruppi degli astanti e diviene finalmente comprensibile e visualizzabile immediatamente la loro importanza come scuola mentale per Masaccio alla Brancacci e per Michelangelo. La squadra che sta lavorando alle pitture murali di Giotto è composta da 34 persone, tra storici dell'arte, restauratori e ricercatori e le operazioni diagnostiche dureranno ancora per due anni e mezzo per ambedue le cappelle, Peruzzi e Bardi, ma sulla seconda non si potrà ripetere questa sorprendente esperienza poiché le pitture sono state realizzate a fresco ma secondo l'Opificio anche qui le indagini potrebbero rivelare dettagli imprevisti.