AREZZO. Colpo di scena, sull'uscio del museo Vasari. L'asta per la vendita dell'archivio rinascimentale è stata sospesa ieri mattina con un'ordinanza del tribunale di Arezzo. Dentro la casa-museo, nel centro storico aretino c'era anche l'emissario del ministero dei Beni culturali, Luciano Scala. Il direttore generale degli archivi era pronto ad avanzare la sua offerta: 2,6 milioni di euro la base d'asta. Sono 150 i milioni che, invece, pare abbiano promesso agli eredi Festari, con regolare contratto, i russi della società Ross Engeenering. Vendita che, a fine mattinata, il legale dei Festari, l'avvocato Alberto Marchetti, conferma. «I russi esporranno l'archivio continuativamente fuori dall'Italia», dice, annunciando il prossimo arrivo degli acquirenti ad Arezzo. Anche se il ministero ha sempre sostenuto che l'archivio, su cui grava il vincolo pertinenziale, non può lasciare la città. Equitalia Cerit aveva annunciato l'asta per oggi, non avendo ancora potuto riscuotere il debito che gli eredi Festari - Francesco, Leonardo, Antonio e Tommaso - avevano con l'Erario, circa 700 mila euro. E, quello di oggi, è stato un finale (provvisorio) di round al cardiopalma, con gli eredi arrivati di corsa dal tribunale sventolando l'ordinanza di sospensiva, fresca di stampa, proprio mentre il responsabile di Equitalia Cerit, sul portone del museo, annunciava che l'asta era aperta. Sguardi in cagnesco, nervosismo, diffidenza massima, fino al momento in cui, letta l'ordinanza, l'addetto di Equitalia ha preso atto della sospensione. La vicenda era già intricatissima. Tra ricorsi, carte bollate e misteri promette di riservare altre sorprese. Il 17 marzo si terrà l'udienza in cui verrà discusso il ricorso degli eredi che contesta, in primo luogo, la congruità della valutazione per la base d'asta. Una data preziosa che avvicina molto le parti in causa al fatidico 21 marzo, data in cui scadrà il diritto di prelazione che il ministero dei Beni culturali può vantare nei confronti dell'archivio. Ma la cifra di 150 milioni è considerata assolutamente inavvicinabile per le casse dello Stato. Nonostante il viaggio a vuoto da Roma ad Arezzo, tuttavia, il direttore del Mibac Scala si è detto alla fine tranquillissimo considerando - ha spiegato - che il ricorso «pare assolutamente inconsistente». «L'asta è solo rimandata - aggiunge -. C'è una perizia depositata che il giudice dell'esecuzione ha davanti ai propri occhi. I 2,6 milioni di euro non sono un'invenzione di qualcuno, sono il risultato della perizia di una persona affidabile». Più preoccupato il sindaco di Arezzo, che ringrazia il ministro Sandro Bondi. «Non che ci potessero essere dubbi - dice il sindaco - ma la società russa ha confermato che i suoi obiettivi sono quelli di superare il vincolo e quindi di portare via da Arezzo l'Archivio Vasari. La nostra città subirebbe una ferita insanabile, ma siamo in presenza di un pericolo gravissimo per il patrimonio culturale dell'intero paese». Gli avvocati dei Festari, Guido Cosulich e Alberto Marchetti invece gongolano e plaudono alla tempestività della giustizia. Marchetti ha anche spiegato di aver presentato ricorso per ottenere che la custodia dei beni sia restituita subito agli eredi. E Equitalia? Afferma di aver «garantito la correttezza nell'indizione dell'asta e che, anche sulla questione delle modalità di pagamento del debito tributario la società ha operato nel massimo rispetto della legge». Tra nove giorni, nuovo round.
TOSCANA - AREZZO. Archivi Vasari. Rinviata l'asta su ricorso degli eredi: fermato l'acquisto dello Stato
A Arezzo, sull'uscio del museo Vasari, l'asta per la vendita dell'archivio rinascimentale è stata sospesa con un'ordinanza del tribunale di Arezzo. L'emissario del ministero dei Beni culturali, Luciano Scala, era pronto ad avanzare la sua offerta di 2,6 milioni di euro. I russi della società Ross Engeenering, invece, hanno promesso 150 milioni di euro agli eredi Festari, con un contratto regolare. Il legale dei Festari, Alberto Marchetti, conferma che la vendita sarà effettuata fuori dall'Italia.
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