E'passata la legge che assegna il monumento al ministero dei Beni culturali Tra la fine del mese e l'inizio di agosto il Castello Carrarese sarà restituito alla città. La macchina legislativa è partita, una leggina collegata parzialmente alla finanziaria contiene il passepartout, il "machiavello" che mette in carico questo splendido monumento d'arte, di storia, d'archeologia, alla competenza del ministero dei Beni Culturali. E, infatti, ieri, alla luce di queste novità, il sindaco Flavio Zanonato ha incontrato il Soprintendente, Guglielmo Monti, per una prima consultazione. E' il quarto comma del primo articolo voluto dal deputato della Margherita, Andrea Colasio, capogruppo in commissione cultura, che sancisce il trasferimento del bene dal Ministero di Grazia e Giustizia a quello del Beni Culturali, dal ministro Castelli che aveva segnato il destino del grande immobile carcerario condannandolo all'alienazione per finanziare un'edilizia carceraria sicura e moderna, al ministro Urbani che, consapevole della straordinaria valenza storico-artistica del complesso medievale, si era impegnato al recupero della fortezza, «n percorso è stato tormentato dice Colasio Castelli ha esercitato tutta la sua autorità per impedire il trasferimento. Ma Urbani ha mantenuto le promesse. Sul Castello Carrarese avevo presentato tre interpellanze urgenti e cinque "question time" per impedire che fosse ingoiato dall'incuria e dall'entropia che a oltre 10 anni dal trasloco del penale in via Due Palazzi, aveva fatto guasti tali da varcare il punto di non ritorno: tetti scoperchiati, pietre che si staccano dalle pareti, pericoli di crollo». Eppure visitarlo anche oggi è come sfogliare un grande codice miniato. E' un palinsesto, il Castello, in cui pagine intere sono state raschiate via dai monaci amanuensi, a caccia di carta, per scriverci sopra, ma consumato dal tempo, con le pagine incollate dalla muffa e le miniature scolorite e imbrattate. Infatti, qui, il medioevo con gli affreschi stupendi del carro rosso, insegna araldica dei signori della città, si intreccia ali'800 quando il Castello fu trasformato in fortezza absburgica e al secolo scorso con i laboratori della Rizzato, n Castello è un libro su cui leggere la città, quella del tiranno Ezzelino, quella dei re di Padova, i Carraresi. «Un monumento prezioso quanto il Salone dice Franca Taddeo del Comitato Sos Castello ma devastato, abbandonato, rinnegato da una comunità cittadina che non l'ha mai visto o comunque lo ricorda come luogo di segregazione o lo confonde con la Specola». «Il treno della procedura legislativa in Senato continua Colasio è già partito e sta per arrivare a destinazione poi la leggina che assegna quasi 4 milioni di euro, 7 miliardi di vecchie lire, come contributo ministeriale passerà alla settima commissione della Camera. Altrettanti sono riuscito a rastrellarli con un'altra leggina, poi c'è lo stanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio. La legge attuale che muove un'ottantina di miliardi di vecchie lire a livello nazionale impedisce gli interventi a pioggia e, per Padova, si incardina nel recupero del Castello. Ma tutto questo non basta: il Castello non ha bisogno di cerotti ma di un'operazione chirurgica. La mossa successiva è quella di mettere in piedi una fondazione che veda insieme ministero, Comune, Soprintendenza, Ateneo. La fondazione, strumento agile, struttura aperta, può studiare la situazione e programmare gli interventi. L'investimento necessario si aggira su una cinquantina di miliardi di vecchie lire».