E' volato a Boston, per assistere alla convention dei democratici americani, l'ex sindaco di Roma e attuale leader della Margherita Francesco Rutelli; ma prima ha pensato bene di allacciare una pesantissima polemica con il sovrintendente archeologico Adriano La Regina. Polemica a freddo, e per tanti versi sorprendente. Rutelli ha mosso il suo attacco nel corso della festa della Margherita. In sostanza, riferendosi al fatto che dopo 28 anni di servizio, La Regina è ormai prossimo alla pensione, ha auspicato che tra breve vi sia «una nuova sovrintendenza, che non si distingua più per l'opposizione dei vincoli». Rutelli è naturalmente libero di desiderare e auspicare quello che più gli pare e piace. Però le sue parole sono più rivelatrici di quanto probabilmente lui stesso non creda. Che dovrebbe mai fare, infatti, un sovrintendente archeologico, se non far rispettare i vincoli là dove ci sono? E cosa significa chiedere che un sovrintendente ligio alla forma e alla sostanza della legge sia finalmente sostituito con un altro, magari più «malleabile» e meno coriaceo? Che magari su alcuni vincoli sia possibilista? La Regina in tutti questi anni ha cercato di opporsi alle devastazioni che sono state arrecate per esempio con il parcheggio sul Gianicolo: un edificio romano distrutto per lasciare posto a una rampa d'accesso peraltro praticamente inutilizzata. È questo che si rimprovera a La Regina? Un'altra «colpa» del sovrintendente è aver fatto presente che gli uffici statali non hanno rispettato la legge, e che sono state date autorizzazioni eludendo molti permessi tra i quali quelli della sovrintendenza che nel 1991 aveva bocciato il progetto. Ci si sarebbe aspettati che chi ha ricoperto la carica di sindaco, ne prenda atto grato e sostenga come può e come sa chi chiede il rispetto della legge. O no? Durante la gestione di La Regina è stata riaperta la Domus Aurea; sono stati allestiti Palazzo Massimo e Palazzo Altemps; si è recuperata la Villa dei Quintili sull'Appia. Per riconoscimento pressoché unanime, anche grazie a lui, O nome di Roma è tornato a brillare, associato al suo prezioso patrimonio archeologico. Un personaggio di questo calibro, Rutelli auspica sia sostituito. C'è un caso da manuale, costituito da piazza Celimontana. All'inizio degli anni Ottanta, davanti all'ospedale del Celio, furono demolite due case popolari, per costruirvi alberghi. Durante i lavori si trovarono importanti reperti archeologici, La Regina pose il vincolo. Un divieto, spiega La Regina, che offriva implicitamente un'indicazione: che in quel luogo si realizzasse un giardino. Rutelli non l'ha fatto. Il suo successore, Walter Veltroni sì: il giardino è molto bello, e frequentatissimo. Merita o no un grazie per quel vincolo, per quel «no», il sovrintendente La Regina? Un altro vincolo che ha distinto la gestione La Regina riguarda il giardino di fronte a Monte dei Gocci a testaccio, intitolato a Domenico Pertica. È vero o no che in quel luogo si voleva costruire un enorme palazzo che avrebbe deturpato la zona, con lavori che inevitabilmente avrebbe fatto scempio dei resti archeologici che si trovano sottoterra? Oppure vogliamo parlare del vincolo che ha impedito campo libero a una maxi speculazione nel comprensorio di Tor Marancia, dove era previsto un insediamento a ridosso del mausoleo di Cecilia Metella? È questo che si rimprovera a La Regina, e di questo voler difendere il bene pubblico, che ci si lamenta? La Regina lungo tutti questi anni ha cercato di difendere con tutte le sue forze e i suoi mezzi quel primato che l'Italia ha accumulato nei secoli, e che forma un modello che tutto il mondo ci invidia, e che tanti hanno cercato di copiare ed «esportare». Una persona così, si cerca di utilizzarla più e meglio che si può. C'è chi invece auspica che venga prontamente sostituito con persona, si immagina, meno rigorosa e coscienziosa. Una ragione certamente ci sarà, e prima o poi anche noi la conosceremo.