Nella mostra "Calchi" le immagini delleruzione del 79 dopo Cristo a Pompei, Ercolano e Stabia Un bambino, una madre, persino un cane. Dieci corpi in tutto, uccisi dalleruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, che distrusse lintera area tra Pompei, Ercolano e Stabia. Sono raggruppati nellAntiquarium di Boscoreale (località Villaregina, via Settetermini, 15) fino al prossimo 20 dicembre, per la mostra "I calchi", organizzata dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei. Dal 1991 la struttura raccoglie nelle sue due sale, oggetti che descrivono minuziosamente la vita e lambiente di primo secolo nelle zone vesuviane. Anfore, specchietti, resti di pane, ami da pesca e suppellettili appartenenti al cosiddetto "instrumentum cotidianum", ci restituiscono uno spaccato dellantica società romana. Accanto agli oggetti, i loro antichi fruitori, ancora immobili nella loro agonia. «Un dettaglio umano e archeologico unico, che solamente Pompei offre al mondo. Da tempo desideravamo organizzare un evento incentrato su questa tematica», spiega Grete Stefani, direttrice dellAntiquarium. «I visitatori spesso non arrivano a comprendere che quei calchi siano davvero persone, sepolte da ceneri e lapilli, e ricoperte da uno strato di gesso, secondo un metodo sperimentato la prima volta da Giuseppe Fiorelli nel 1860». Il colpo docchio è garantito, e ci restituisce una piccola immagine del caos dominò la città quel 24 agosto. Ecco la testa di una donna. Inutilmente provò a proteggersi dai gas eruttivi nocivi, coprendosi la bocca con un drappo. Più in là, un ragazzo prono, con ai piedi ancora i segni dei suoi calzari con borchie in ferro, e un altro ancora (ritrovato nella casa detta di Curzio Rufo) che nella fretta della fuga inciampò e cadde per le scale, spargendo intorno i pochi oggetti di valore racimolati in fretta. Ancora, i calchi di quattro persone (i più toccanti), forse una famiglia, ritrovati nella così detta Villa del bracciale doro. Una donna, benestante, con un bambino di quattro anni, a faccia in giù, che cerca di proteggersi dai lapilli roventi. Vicino a lei, un corpo, forse di uomo, e, lungo il corridoio, un altro giovane, avvolto da una semplice tunichetta. «Non è arte, né imitazione, ma sono le loro ossa: è il dolore della morte che riacquista corpo e figura», sottolinea Marcello Fiori, commissario delegato allarea archeologica, citando una frase di Luigi Settembrini, tratta dalla "lettera ai pompeiani" del 1863. Forse è proprio questo il segreto Pompei, che da sempre attira la curiosità, a tratti laffetto di studiosi e turisti. Non già i suoi capitelli o il suo marmo. Ma i solchi lasciati lungo la strada dalle ruote dei carri, i graffiti elettorali, le locande, i postriboli, i giochi nellanfiteatro. Tutti aspetti della quotidiana vitalità imperiale di questa florida città, che improvvisamente hanno smesso di pulsare una mattina di quasi 2000 anni fa. E i calchi ne rappresentano lanima. Orari visite: tutti i giorni dalle 8.30 alle 17. Informazioni al numero 081 536 87 96.