Appuntamento stamani alle 10 a Casa Vasari. Solo allora sapremo se l'asta sull'archivio più pregiato del Rinascimento si farà oppure no. Perchè non è stato sufficiente un lunedì interminabile e convulso a chiudere il caso, a dire se il debito degli eredi Festari col fisco (700 mila euro) è estinto come il pignoramento, se di conseguenza l'incanto è sospeso perchè l'«esecutato», questo l'orribile gergo giuridico, è uscito dalla sua condizione di pagatore inadempiente. Di certo, al termine di una giornata nervosissima, c'è solo la rabbia della famiglia che conserva ancora la proprietà delle preziose carte. Per pochi giorni, se andasse in porto l'affare con i russi, solo per oggi se invece si va all'asta. Conviene allora ricostruire un po' di cronaca che, occorre dirlo, è basata su una sola fonte, quella degli ambienti vicini ai Festari, i figli del conte Giovanni, morto prima di vedere chiuso l'affare della vita. Per l'intera mattinata e per buona parte della mattinata sulla vicenda soffia il vento leggero, quasi impercettibile della bonaccia. Le indiscrezioni invitano alla fiducia: stiamo pagando, abbiate fiducia, risolveremo sicuramente i problemi, i titoli, ovvero i mandati di pagamento, sono in corso di emissione. Poi, in tarda serata, esplode l'ira dei debitori che (dicono loro) non riescono a saldare i debiti. In altre parole, sempre secondo la versione degli eredi, c'è una «primaria banca nazionale» che ha ricevuto i fondi necessari a coprire i costi e che sta cercando di emettere un bonifico diretto ad Equitalia. Ma i terminali della Spa controllata dal Tesoro non rispondono e il mandato non può andare a buon fine. Col risultato che il debito resta lì, bello e palpabile, e che l'asta non è ancora annullata. Gli emissari dei Festari dicono anche di aver cercato di contattare i dirigenti di Equitalia persino sui cellulari, ma di non essere riusciti a raggiungerli. Per gli eredi del conte aver trovato i soldi e non riuscire a impedire l'esecuzione mobiliare con il relativo incanto sarebbe un danno enorme. Di 147 milioni per la precisione, la differenza fra i 150 milioni del contratto con i russi, che va in vigore il 20 marzo, e 2 e 600 mila della base d'asta di stamani. L'avvocato romano Alberto Marchetti, incaricato dai Festari ma protagonista anche della trattativa con i russi, non si trattiene. Spiega che sta spiegando eventuali profili di responsabilità: «Se qualcosa va storto, se si fa l'incanto per inadempienza di Equitalia, li chiameremo tutti a rispondere del danno che provocano alla famiglia e ai russi. Tutti, dal primo dei dirigenti all'ultimo degli impiegati che si fossero messi impropriamente di mezzo». Intanto, però, si stanno già mettendo a punto le soluzioni di emergenza. Se anche stamani, prima delle dieci che è il termine ultimo per estinguere il pignoramento, i terminali di Equitalia fossero irraggiungibili tramite bonifico, i fondi messi a disposizione dai cavalieri bianchi vicini alla famiglia e interessati alla felice conclusione dell'affare con la «Ross Engineering» verrano trasformati in un assegno circolare che sarà consegnato brevi manu alla sede pisana di Equitalia. La situazione, insomma, resta più che fluida, quasi magmatica. Nel senso che la materia è così incandescente che qualcuno rischia di scottarsi le mani. Sullo sfondo restano per ora gli eventuali partecipanti all'asta, tra cui ci sarà sicuramente (lo ha annunciato il ministro Sandro Bondi) un dirigente dei beni culturali. Secondo indiscrezioni insistenti, sarebbero pronti a farsi avanti anche gli emissari di grandi banche pronte a investire in un patrimonio straordinario, lettere dei Grandi del Rinascimento, sonetti autografi di Michelangelo, autoritratti dello stesso Vasari. E proprio lui, il grande Giorgio, magari se la ride dalla tomba, animato dallo spirito beffardo che fu il suo. Nella sua città natale è ancora capace di far rumore, persino secoli dopo la morte, alla vigilia del quinto centenario della nascita.