L'on. Colasio, Margherita, è riuscito a farlo passare dalla Giustizia ai Beni Culturali Una legge approvata in Commissione al Senato farà risparmiare 20 milioni di euro di acquisto Colasio ha ottenuto anche un fondo di 3 milioni di euro Ci vuole costanza e astuzia politica. Solo così si possono risparmiare d'un tratto 15 milioni di euro e far ritornare alla città uno dei suoi simboli. Sì perché l'onorevole della Margherita Andrea Colasio questa volta sembra proprio che ce l'abbia fatta a salvare il Castello dei Carraresi che il ministro della Giustizia aveva messo fra i beni in vendita dallo stato, ovvero da dare alle imprese edili che costruiscono nuovi carceri al posto dei soldi. Il 10 giugno scorso era stato proprio il leghista Castelli a Padova a dire: «è finito il tempo in cui si regala tutto». Quindi Padova il suo castello, se lo vuole, lo deve pagare. Dai 15 ai 20 milioni di euro, prezzo di favore. Ma non aveva fatto i conti con Colasio che forte di anni di interpellanze e interrogazioni e di una pressione costante in Parlamento è riuscito finalmente a trovare il modo giusto per farlo passare dal ministero della Giustizia a quello dei Beni Culturali, l'unico per girarlo poi ad una Fondazione costruita appositamente e nella quale figureranno Comune, Fondazione, Cassa di Risparmio, Regione, Università e chiunque altro vorrà. Basta metterci dei soldi per restaurarlo. Come abbia fatto è un po' complicato. Comunque tentiamo di spiegarlo. Nei giorni scorsi alla commissione Cultura del Senato si è discussa una legge di finalizzazione, dedicata cioè ai Beni e alle attività culturali. C'erano dei soldi da distribuire e da grande direttore d'orchestra Colasio ha fatto mettere d'accordo tutti, sia del governo che dell'opposizione, per l'inserimento di un comma in cui si dice che il Castello dal Ministero della Giustizia passa ai Beni culturali. Il ministro Castelli ha battagliato ma il ministro Urbani ha tenuto duro. Ora la legge passerà in questi giorni in discussione alla commissione Cultura della Camera dove Colasio ha assicurato il suo voto solo a patto che si mantenga il comma. E siccome fa comodo a tutti che la si approvi al più presto... «Sono riuscito anche a inserire un fondo a disposizione di 3 milioni di euro» commenta raggiante, anche perché si uniscono agli altri 4 che aveva già portato a casa con un altro colpo di mano nel luglio scorso in un'altra legge sui Beni culturali. «Questo significa che non solo abbiamo risparmiato già 15 milioni di euro ma ne abbiamo pronti subito 7. Adesso il Comune deve fare la sua parte» conclude. E il sindaco ieri sembra averlo esaudito incontrando subito il Sovrintendente ai Beni architettonici della Regione, Monti. «Infatti il ministero consegnerà il castello alla Fondazione a patto che lo si restauri. Abbiamo già del denaro come abbiamo visto e poi sono dell'idea di lanciare un progetto internazionale per la sistemazione che avverrebbe coi soldi risparmiati per l'acquisto. Sono convinto che il Castello non debba diventare solo un museo ma un vero e proprio centro culturale. Se fosse stato venduto nell'area di 32mila metri quadri sarebbero potuti sorgere 500 appartamenti ma Padova avrebbe perso uno dei suoi simboli principali. Il castello è stato costruito da Ezzelino da romano nel 1242 e nel 1374 divenne la dimora dei Signori di Padova, i Carraresi. Poi fu riadattato dai veneziani nel 1616 e trasformato in carcere nell'Ottocento, sotto il dominio degli Asburgo. E carcere è rimasto fino al 1992, proprietà del ministero della Giustizia...