Ledificio della Rinascente crea una sutura tra vecchio e nuovo e riapre la questione del possibile recupero di unarteria degradata La strada che sventrò due quartieri per misurarsi con le metropoli europee è la più ricca di potenzialità ma rovinata dal traffico Il grande magazzino evoca un gioco di rimandi con il palazzo delle Poste segnando il tempo delle modernizzazioni urbane La scala è, insomma, una dinamica e giocosa campitura cromatica che ricorda molto da vicino i dipinti futuristi di Giacomo Balla. Poi, usciti allaperto nelle due rampe terrazzate, quella cifra formale esemplare della modernità del Novecento, immette nella scena della città antica con una serie di prospettive inedite: il rapporto vis-à-vis la statua della Immacolata al centro di piazza San Domenico, il fondale del porto dominato dalle sagome giganti delle gru, il chiostro trecentesco della chiesa domenicana, la familiare linea ondulata del Monte Pellegrino; e, dallaltra parte, prossimi come se bastasse allungare il braccio per poterli toccare, gli echi ripetuti della cupole barocche, la mole del teatro Massimo e, giù, limbuto rombante di traffico della via Roma, il mancato boulevard palermitano, la strada che sventrò i mandamenti Castellammare e Tribunali nel disegno velleitario di misurarsi con le grandi metropoli europee. Il piccone risanatore, si diceva, motivando le demolizioni con la necessità di liberare lintrico viario degli antichi quartieri aprendolo alla luce, ma senza provvedere la città di un adeguato sistema fognario; e allineando nella nuova strada un prontuario di facciate eclettiche tipico del clima culturale postunitario e umbertino. Palazzi dabitazione che schermavano i quartieri che avevano sventrato nella fiducia, in parte ingenua in parte in malafede, negli orizzonti del nuovo tempo del progresso. Una cesura netta, nella pratica urbana, tra passato e presente. A pochissima distanza, sul lato opposto della Rinascente, la dechirichiana facciata colonnata del Palazzo delle Poste di Angelo Mazzoni, rappresenta lepilogo di quellequivoco: ma alla impostazione monumentale del prospetto si contrappone (una vera architettura double-face) il disegno tardo-futurista e déco delle sale interne e degli arredi, con le stanze delle conferenze e del direttore decorate dalle tele di Tato e Benedetta Marinetti e dalle tempere murali di Paolo Bevilacqua. Forse non è a caso che il rosso della scala della Rinascente riprenda quello della parete di fondo del colonnato del Palazzo delle Poste; ma il gioco delle analogie e dei rimandi diviene più intrigante quando si pensa che nel corpo interno del palazzo Mazzoni progettò unaltra scala elicoidale, questa volta con materiali dai toni freddi e metallici, ugualmente programmatica dei valori formali delle avanguardie istituzionalizzate. Le rampe a chiocciola dei due edifici finiscono così per punteggiare il tempo storico delle modernizzazioni palermitane, quella conclusa nella sua incompiutezza novecentesca e quella, attuale, ancora pregna di unattesa liquida, di un processo di trasformazione in atto ma dai contorni vaghi e indefiniti. È curioso che Palermo riprenda il filo della sua narrazione contemporanea in architettura nella strada che più di ogni altra, nella sua lunga vicenda quarantennale tra Otto e Novecento - dal 1887 al 1936, quando fu realizzato lenfatico ingresso monumentale su piazza Giulio Cesare - e nel suo carattere di stralcio del Piano redatto da Felice Giarrusso aveva evidenziato limiti, compromessi e malintesi nella adesione cittadina alla stagione dellurbanistica del XIX secolo. Che si tratti di un grande magazzino, di un brand storico delle merci e del commercio, è nella logica delle cose per una città dove altre eventuali operazioni - musei, teatri - non riescono da decenni a decollare. Ma a Berlino una delle prime architetture simbolo dopo la riunificazione furono le Galeries Lafayette sulla Friedrichstrasse (1996), affidate a un autore oggi di culto come Jean Nouvel. Piuttosto, la nuova Rinascente rilancia il dibattito su due questioni ancora aperte: la prima riguarda la possibilità di armonizzare passato e presente, aspetto che Flavio Albanese risolve felicemente affiancando, alla restaurata parte superstite della facciata settecentesca di palazzo Montalbano su piazza San Domenico, le pareti di vetro opalescente che alleggeriscono i volumi dangolo delledificio realizzato negli anni Sessanta favorendo, in questo modo, una fruizione più armonica della compromessa spazialità della piazza tardobarocca; una scelta che non vuole imporre modi e linguaggi dellarchitettura contemporanea più appariscente, e sceglie invece lapproccio della sutura e del confronto, anche con una cortina edilizia composita ma storicizzata come quella di via Roma. La seconda questione chiama in causa invece il possibile recupero di via Roma, tra le grandi arterie cittadine forse la più negletta seppure ricca di potenzialità (ne ha scritto su queste pagine Rosanna Pirajno) se solo ci fosse la volontà di disciplinare e diminuire il traffico veicolare, permettendo così di passare in rassegna un episodio complesso e paradigmatico della storia del gusto moderno: dalleclettismo neorinascimentale e neomedievale sino al fraseggio art nouveau di Casa Ammirata o al déco monumentale del Palazzo del Banco di Sicilia di Salvatore Caronia Roberti.
PALERMO - Linnesto contemporaneo nel boulevard mancato
La nuova Rinascente a Palermo è stata inaugurata con una struttura che crea una sutura tra vecchio e nuovo, riaprendo la questione del recupero di via Roma, una strada che ha sventrato due quartieri per misurarsi con le metropoli europee. La strada è ricca di potenzialità ma è rovinata dal traffico. La nuova struttura della Rinascente è un gioco di rimandi con il palazzo delle Poste, che rappresenta l'epilogo delle modernizzazioni urbane. La scala della Rinascente è un esempio di architettura futurista, mentre il palazzo delle Poste ha un disegno tardo-futurista e déco.
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