Lo studio Ambrosetti: lincontro costerà oltre 2 milioni. È lo stesso che cura la Davos di Monza Martini non molla 400mila euro per il convegno di Gentile Cocchi aveva già messo la cifra nel bilancio di previsione alla voce grandi eventi Deve essersi chiesto: perché dare quei soldi pubblici a uniniziativa lanciata dai privati? Lassessore alla cultura voleva stanziarli per la Biennale degli industriali Il presidente Martini blocca lassessore Cocchi che voleva dare 400 mila euro al presidente di Confindustria Gentile per organizzare la Biennale internazionale dei beni culturali, paesaggistici e ambientali, il 18, 19 e 20 novembre nel salone dei Cinquecento. La Camera di Commercio invece non si fa problemi e dà 350 mila euro. Il presidente Galgani ha ieri riunito le categorie: «Si impegneranno tutte, parteciperà la città». LA Biennale costerà due milioni di euro. La organizza il milanese studio Ambrosetti, quello che ogni anno realizza il Forum di Villa dEste a Cernobbio ma anche quello che ha messo su la Biennale di Monza voluta dal ministro Bondi che, solo dopo avere scippato lidea a Firenze, ha accettato di sponsorizzare anche la Biennale toscana. Il direttore artistico è il presidente della Triennale di Milano, ex Canale 5, Davide Rampello. Lambizioso obiettivo è di inaugurare questo autunno ma diventare poi un appuntamento stabile da ripetersi ogni due anni. «Ma senza stare fermi nel frattempo - precisa Gentile - anzi lavorando in rete per rendere stabili i risultati della prima Biennale, preparare la seconda e attingere alla fucina di idee che verranno espresse in questi tre giorni. In modo da avviare una seria politica economica dei beni culturali». Non ci deve aver creduto tanto, però, il presidente Martini. Perché mai dobbiamo versare a questa iniziativa, peraltro lanciata da privati e che magri rischia di restare soltanto un bel convegno, tanti soldi pubblici? Quali vere ricadute economiche può avere sul territorio? Si deve essere domandato, se ha deciso di fermare Cocchi che già aveva messo nel bilancio di previsione 2010, alla voce «grandi eventi», il contributo per la Biennale. Iniziativa a cui lui, invece, dice di credere fermamente come motore di sviluppo di un territorio che, ricorda, «non è fatto solo di industria manifatturiera ma anche di turismo e commercio». Cocchi dice di avere avuto da Martini linvito a aspettare e a vedersi prima di nuovo, insieme anche alla presidente toscana di Confindustria Antonella Mansi e al candidato del Pd a presidente della Regione Enrico Rossi. Solo che mancano venti giorni, la riunione non si è vista e sembra difficile che ci possa ormai essere. Altri soldi della città però alliniziativa andranno. Anche se il grosso verrà da Banca Intesa San Paolo che si dice sia pronta a versare in tutto 800.000 euro e che già con 100.000 euro è entrata nel comitato promotore dove sono anche Confindustria e Cna, ognuna con gli stessi 100.000 euro a testa. Comitato che dovrebbe poi trasformarsi in Fondazione. Il presidente della Camera, Vasco Galgani, ci ha messo 350.000 euro, addirittura prima di convocare, ieri, le categorie. Riunione a cui hanno partecipato tutte fuorché Legacoop. Unassenza che la dice lunga. Ufficialmente il presidente Stefano Bassi ha motivato lassenza con un impegno. Che conferma, ma aggiunge: «Vogliamo vedere bene i programmi prima di decidere». Galgani invece è convinto: «In questa città di Guelfi e Ghibellini si attende dietro lalbero di vedere laltro scivolare. Ho deciso il finanziamento proprio per mettere fine a questa abitudine. Credo che la Biennale possa essere unoccasione di rinascita per questa città». Dice anche che le categorie sono daccordo: «Intorno alla Biennale nascerà una settimana in cui tutta la città si riempirà di attività, dal Salone del restauro alla Biennale dellenogastronomia di Confesercenti». Insomma pareri discordanti. Anche in Confindustria. Si dice che gli imprenditori del manifatturiero in crisi siano poco convinti e che preferirebbero azioni più concrete. Più rivolte allindustria. E prudente Simone Bettini, patron della Ross: «Forse gli imprenditori non sono stati coinvolti a sufficienza. Altrimenti avrebbero capito che sarà, come io credo, una buona iniziativa per limmagine del nostro territorio. Basta che non resti lunica, bisogna lavorare sodo perché, vista la situazione occupazionale, la crisi che da finanziaria è diventata industriale non finisca per essere anche sociale». Da parte sua Mansi conclude con il consueto concreto pragmatismo: «Ci sono le risorse, cè chi si impegna con passione, la Biennale si farà. Dunque cerchiamo tutti insieme di valorizzarla e renderla unopportunità di vera politica industriale sul territorio». (i.c.)