Dora in poi sarà il Comune a gestire risorse per 220 milioni di euro di fondi europei, con la stretta collaborazione della Regione, delle Soprintendenze e della Curia napoletana Ma è anche un evento di importante valore politico-culturale per Napoli. Dora in poi sarà il Comune a gestire risorse per 220 milioni di euro di fondi europei, con la stretta collaborazione della Regione, delle Soprintendenze e della Curia napoletana. Si interviene nellarea dei decumani, sulla fascia litoranea da piazza Mercato a piazza Municipio, sullacropoli di Pizzofalcone, ai Quartieri spagnoli: per conseguire sviluppo, per restaurare e rendere più sicuri oltre 120 complessi monumentali, palazzi, chiese, strade e piazze, per migliorare la qualità dellambiente, la sicurezza, la mobilità con parcheggi e zone a traffico limitato, per aiutare la ripresa delle attività produttive, del commercio. Il 3 febbraio a Parigi è stato firmato un accordo con lUnesco che accompagnerà il Comune di Napoli sia nelle fasi di restauro che nella redazione del Piano di gestione per il centro storico. A cavallo dellestate si apriranno i primi cantieri per un importo di oltre 30 milioni di euro. Risultati importanti, ma non è il bollettino della vittoria. Siamo in ritardo ma stiamo recuperando. Si devono completare i lavori entro il 2013 e rendicontarli allUnione Europea entro il 2015. Sei anni sono un tempo ancora congruente con la dimensione degli interventi. Dora in poi non sono consentiti ulteriori indugi. Momento opportuno, si diceva allinizio, anche perché siamo al passaggio del testimone tra due amministrazioni regionali. Quella uscente ha finanziato e avviato il Programma. La prossima, dintesa con il Comune, dovrà confermare le scelte strategiche generali fin qui compiute per il capoluogo regionale. Ma dovrà fare anche qualcosa in più: aumentare le risorse attualmente disponibili sulla base della capacità di spesa e di attuazione del programma che il Comune sarà in grado di conseguire. Più fondi se il cronoprogramma dei progetti sarà rispettato, nessuna risorsa aggiuntiva se si registreranno ritardi e inceppi nei lavori. Si tratta, come appare evidente, duna proposta ragionevole, quasi inedita nella comune prassi politico-amministrativa che spesso premia "comunque", anche progetti fallimentari. Non è questo il caso. Caldoro e De Luca potrebbero fin dora fare propria questa proposta. Con Tessitore che ha posto il tema, Nicola Oddati e chi scrive, responsabili del grande programma, aspettiamo fiduciosi come si suol dire un impegno dei due candidati-presidenti in questa direzione. Forma giusta, si diceva ancora allinizio, perché linvito a Caldoro e De Luca ad esprimersi sul centro storico napoletano non riguarda unicamente laspetto urbanistico-economico del piano di recupero. Viene introdotta molto opportunamente la necessità di dar vita ad un "documento di etica pubblica, non parolaio". Unetica professata con i fatti, dunque. È ciò che stiamo facendo, con i fatti appunto. Per le progettazioni, non ci saranno incarichi diretti a professionisti, ma solo gare pubbliche aperte a tutti nei modi di legge. Una consulta degli Ordini professionali ha collaborato con il Comune per redigere un bando-tipo. Per gli appalti, abbiamo chiesto e ottenuto una stretta collaborazione con lAutorità di vigilanza sui lavori pubblici. Un convegno dal titolo "Legalità e trasparenza per i lavori pubblici" ha segnato nei giorni scorsi linizio di questa intesa. Si rassicuri perciò Tessitore: i documenti fin qui prodotti contengono parole importanti e impegnative, non sono documenti parolai. Lautore è assessore comunale allUrbanistica