Il Grinzane Cavour è tornato. Dopo due anni di sospensione, a causa dello scandalo che ha travolto il patron Giuliano Soria, che dovrebbe essere processato nei prossimi mesi, il premio letterario internazionale che ha radici e cuore nelle morbide Langhe del Barolo, dalla primavera del 2011 riprenderà ad attrarre grandi scrittori italiani e soprattutto stranieri. Forse non ci saranno più vendemmie letterarie, i pranzi saranno meno luculliani, si faranno meno escursioni cultural-gastronomiche in Paesi esotici, ma il premio che si celebra nelle sale del castello dove abitò il giovane Cavour tornerà ad occupare le pagine culturali e non soltanto quelle della cronaca giudiziaria, come è avvenuto nel recente passato. Ad annunciare la rinascita è stata ieri Caterina Bottari, vedova dello scrittore, pittore ed editore torinese scomparso nel 2001, Mario Lattes, al cui nome è intestata la Fondazione che ha rilevato l'associazione Grinzane Cavour, dopo un braccio di ferro con l'editore romano Gianni Aringoli. Ieri a Monforte D'Alba si è inaugurata anche la nuova sede della Fondazione Bottari Lattes, che sarà il cuore operativo del rinato Grinzane. Qualcuno ha fatto osservare che la Fondazione ha acquisito per 336mila euro i beni dell'associazione Grinzane e non i marchi, ma questo, hanno notato Adolfo Ivaldi, braccio destro della signora Bottari, e l'italianista Valter Boggione, membro del comitato scientifico di cui fanno parte anche Giorgio Barberi Squarotti, Loris Maria Marchetti e Maria Rosa Masoero, non costituirà un problema: primo perché la Fondazione Bottari Lattes ha il diritto d'opzione per l'acquisto dei famigerati marchi sotto sequestro, secondo perché la proprietà dell'associazione Grinzane dà diritto a usare un nome negli ultimi tempi tanto discusso ma che continua a essere considerato di sicura efficacia. Perché tanto affanno per un premio? Ascoltando le parole del presidente del Salone del libro, Rolando Picchioni, ci si rende conto di trovarsi di fronte al progetto di un sistema culturale che è diventato uno dei punti di forza di Torino e del Piemonte. Il Salone del libro lancerà quest'anno un premio internazionale alla carriera dedicato a una personalità del mondo della cultura scelta, tra una terna indicata da una giuria di esperti, dagli oltre 1.400 editori e dai trecentomila visitatori. Per la rosa si fanno i nomi di Ian McEwan, David Grossman, Amos Oz, Cormac McCarthy e Mario Vargas Llosa. A questo riconoscimento si affiancherà dall'anno prossimo il vero e proprio premio letterario: il Grinzane Cavour, nome cui si potrebbe aggiungere quello di Lattes. Gli organizzatori del Salone di Torino avevano pensato in un primo tempo di organizzare un nuovo premio che sostituisse il Grinzane, poi, visto l'esito dell'asta vinta dall'alleata Fondazione Bottari Lattes, si sono impegnati a far rivivere il vecchio nome. L'opera premiata di un autore italiano o di uno straniero tradotto nella nostra lingua, scelta da una giuria di giovani all'interno di una rosa selezionata da un gruppo di esperti, ha spiegato Boggione, dovrà rappresentare il meglio del precedente anno letterario. Il legame dell'autore con le proprie radici, il dialogo tra le culture, oltre all'impegno a tenere un seminario di scrittura a un gruppo di giovani giurati saranno elementi fondamentali nella selezione dei candidati. Fine della lunga pochade messa in scena in questi mesi attorno al Grinzane? Quasi. Perché un motivo per sorridere, volendo, si trova. Pare infatti che facendo la conta dei beni acquisiti (oltre ventimila volumi, documenti e archivi, e una cantina di tutto rispetto), manchino all'appello 2.500 bottiglie di vino. L'ha detto senza tradire alcun risentimento Adolfo Ivaldi, perché pare che di bottiglie ne siano rimaste almeno diecimila.