Non si placano le polemiche sul concerto al Pantheon interrotto dai custodi perchè era stato sforato di qualche minuto l'orario di chiusura. L' episodio del 28 febbraio scorso «è una brutta pagina per i beni culturali. Poteva essere evitata con l'assunzione di responsabilità di chi ricopre ruoli e funzioni ed è pagato per questo. In questo caso ripeto che le responsabilità sono del Mibac e della soprintendente, e vi sono documenti e comportamenti che lo comprovano». A ribadire la sua versione dei fatti è il segretario generale Uil, Gianfranco Cerasoli. Al contrario, sottolinea Cerasoli, «se si vuole trovare un capro espiatorio alle proprie mancanze e responsabilità, Bondi e Giro abbiano almeno il buon gusto e l'onestà intellettuale di aspettare l'esito dell'ispezione che a questo punto, dopo la condanna già comminata da loro, corre il rischio di non essere più neutra e oggettiva». E aggiunge: «Questo clima mi preoccupa poichè i lavoratori hanno rispettato le regole dettate dallo stesso ministero e il paradosso è che sono additati alla pubblica gogna. Poi sotto il profilo dell' opportunità capisco che la vicenda poteva essere gestita diversamente, ma basta crocifiggere innocenti». Infine, conclude «chiedo a Bondi e Giro di confrontarsi a un tavolo sindacale. Si accorgeranno che se c'è un sindacato e una persona che si preoccupa di far funzionare le strutture del ministero senza coprire niente e nessuno, questa è la Uil e il sottoscritto». Pronta la replica: «Il signor Cerasoli della Uil-dice una nota del Mibac a firma Bondi e Giro -ha perso un'altra occasione per dimostrare che in Italia c'è un sindacato serio e responsabile. Invece di giustificare il comportamento inaccettabile di alcuni dipendenti, ripreso da un filmato che ha fatto il giro del mondo, avrebbe dovuto fare come noi: chiedere scusa e promettere che, per quanto sta anche nelle sue responsabilità, in futuro non saranno mai più esibiti atteggiamenti simili, che contrastano con il buon senso, l'educazione e il decoro di chi lavora nel settore della cultura». La conclusione non è conciliante: «Siccome anche nel settore pubblico vi sono doveri e regole, non solo diritti, al termine dell'ispezione il ministero assumerà le decisioni giuste e necessarie».