VILLA d'Este e la Villa di Adriano sono alla portata di chiunque voglia fare danni. Con cosa? Ma con un martello. Dopo i fatti di Roma dove sono state danneggiate molte statue degli storici parchi capitolini, era il caso di verificare la sorveglianza dei musei all'aperto che, in quanto tali, godono di un loro sistema di sicurezza. Prima fra tutti Villa d'Este, monumento riconosciuto dalI'Unesco come parte del patrimonio dell'Umanità. Uno status che la colloca fra gli altri 38 siti nazionali, tutelati a livello mondiale. Purtroppo, è possibile entrare con un martello, fare scempio e, forse, uscire indisturbati. Ieri mattina, per fare questa verifica è stato sufficiente infilare due martelli (30 centimetri di lunghezza e 350 grammi di peso - 10 centimetri di lunghezza della sola testa - ciascuno) all'interno di un piccolo zaino, armarsi di macchina fotografica e mettersi in viaggio. Primo obiettivo la Villa voluta dal cardinale Ippolito II d'Este, governatore di Tivoli dal 1550. Si arriva a Tivoli, piazza Garibaldi, si attraversa il tortuoso via-letto circondato dalle baracche dei rivenditori di souvenir e si entra all'interno dell'antico palazzo. Biglietto: 9 euro, compresa la mostra annessa. Tocca prima al giardino e alle sue celebri fontane. Tanti i giardinieri, indaffarati e distrutti dal caldo opprimente. Pochi i sorveglianti, sparsi nell'immenso spazio verde e solo a contatto con due delle numerose fontane. Tanto è vero che alle 11,15 si può fare il primo scatto con l'onnipresente martello accanto alle decorazioni scolpite nella pietra della Fontana dell'Organo (iniziata nel 1568 ad opera dei fontanieri francesi Lue Ledere e Claude Venard). Tocca poi alla Fontana di Diana Efesia (la statua di Diana fu scolpita nel 1588 dall'artista fiammingo Gillis Van De Vliete) con il solito martello che ne avrebbe potuto fare scempio e alla Fontana dei Draghi (rimasta incompiuta nel 1572 per la morte del Cardinale Ippolito e poi rimaneggiata). Si continua nei saloni del piano nobile, preziosamente affrescati e con telecamere che occhieggiano dagli angoli in alto. Niente paura, si riesce comunque a tirare fuori il martello e preparare la macchina fotografica, non senza qualche timore di venire immediatamente fermati. Però lo sguardo meccanico e incorruttibile di quelle telecamere deve essere momentaneamente disattento: si fa la foto della propria mano con il martello pericolosamente vicino ad una statua e con tutta calma si prosegue la visita. Tempi lunghi per questa prima fase, un'ora circa, anche per fare i singoli scatti: la macchina fotografica mette a fuoco con difficoltà mano e martello in primo piano, insieme ai monumenti distanti appena oltre. Ma si continua fino ad avere l'immagine buona. Un vandalo ci metterebbe molto meno a tirare fuori un martello o una mazza e ad aggredire una delle tante opere d'arte. Eppure si paga un biglietto e dell'integrità del monumento ne dobbiamo rispondere a tutta l'Umanità. Stesso discorso a Villa Adriana. E' ben facile avvicinarsi al laghetto del Canopo, mettere la testa metallica del martello a contatto con una delle colonne e fare una foto. Eppure alle 13,10 si è anche circondati da turisti, forse troppo accaldati e alla ricerca di un angolo in ombra. Le statue esposte di fronte allo specchio d'acqua sono copie? Ebbene, si aspetta l'apertura del museo (ore 13,45) e si ripete l'operazione: non è difficile entrare in confidenza con le due sorveglianti, chiedere informazioni sulle statue (vere) del Canopo lì esposte, allontanarsi e fare una foto al martello accanto alla testa di un prezioso reperto.