Molto si è parlato delle conseguenze che avranno le recenti scelte finanziarie del governo. Numerosi sindaci, da Torino a Roma, hanno annunciato, ad esempio, una sorta di disobbedienza civile. Talune misure sono considerate, infatti, inapplicabili perché costringerebbero alla paralisi gli Enti locali. Ed altre hanno in ogni modo costretto gli stessi Enti locali a tagliare a loro volta risorse. Con pesanti conseguenze, ad esempio, nel sistema degli appalti. E' una situazione denunciata nella mailing list "arteofficinamail.cgil.it" da parte di Enrico Pellegrini della rappresentanza sindacale dei Musei Civici Veneziani. E' lui che descrive "i sempre più ingenti e continui tagli di bilancio dei vari Enti Pubblici Locali, frutto delle sensibilità federalistiche di questo governo" Tutto ciò ha tra l'altro generato un forte ricorso agli appalti. Siamo così di fronte ad un mondo dove, "ad una continua e sofferente pressione psicologica, legata al timore della perdita del proprio posto di lavoro, si associa una sempre più desolante e crescente riduzione di diritti". La legge 30 ha aiutato tutto ciò. Oltretutto manca una solida presenza sindacale organizzata. E' il caso del sistema museale veneziano, dove sono numerosi "i casi di lavoratori che non si vedono riconoscere elementari diritti contrattuali lavorativi (festività non retribuite, permessi non riconosciuti, indennità varie negate, ferie calcolate arbitrariamente, accordi sindacali non rispettati)". Le imprese che godono degli appalti, magari sulla carta accettano regole ben precise, per poi agire in tutt'altro modo, sancendo, di fatto, l'esistenza in questo settore di una vera e propria "zona franca" del diritto. Tutto ciò provoca negli operatori vere e proprie sindromi di gravi patologie sociali (senso di sfiducia lavorativa, precarietà diffusa, perdita di progettualità). Eppure a queste società va ben il 54,16 di quanto si incassa nella vendita totale dei titoli d'ingresso (calcolati su circa 13 milioni e mezzo di Euro l'anno). Alcune di loro, però, hanno uno stile di condotta più positivo e consono alle finalità mutualistiche che le sottendono. L'appello nei confronti di tutti questi coscienti lavoratori resta quello di continuare a vigilare affinché il loro ruolo di custodi di questo immenso "sapere" storico-collettivo non subisca ulteriori derive commerciali presenti nella mancata riconoscibilità delle loro giuste rivendicazioni economiche e normative. C'è anche, però, chi ha intrapreso, nel settore degli appalti pubblici, la strada della trattativa, come racconta Chiara del Nidil Cgil di Firenze. Il negoziato interessa molti soggetti che operano nell'ambito dell'università di Firenze. Esistono i lavoratori di cooperative e società che hanno vinto appalti banditi dall'università, ma anche tecnici amministrativi e ricercatori. E il primo incontro ha proprio interessato la condizione di lavoro all'interno delle ditte appaltate. E' stata, racconta Chiara, una prima chiacchierata in cui l'amministrazione ha fornito dei dati (assolutamente non esaustivi per fare un quadro della realtà), ma che ha convenuto sulla necessità di inserire regole più precise e che entrino nel merito anche delle condizioni di lavoro nelle gare e nei capitolati. E' stato chiamato "decalogo etico" e il sindacato si darà da fare perché questo diventi parte integrante di un accordo quadro. Ora tutto è rinviato a settembre. Il Nidil in quella occasione predisporrà un camper per una settimana fuori d'ogni plesso universitario. Un modo per tentare di entrare in contatto con questo mondo del lavoro (gli appalti, appunto) difficile da organizzare. Ecco un'iniziativa da segnalare, magari da copiare.