FRA I PAZIENTI in cura ci sono la Croce di Giotto della Chiesa d'Ognissanti, la Madonna del Granduca di Raffaello, il Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico, La Bella di Tiziano e la Madonna col Bambino del Mantegna conservata all'Accademia Carrara a Bergamo. L'elenco completo sarebbe lungo e, come spiega la soprintendente Isabella Lapi Ballerini, comprende solo ospiti «illustrissimi». Nato per volere di Ferdinando I de' Medici, l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze è rimasto attraverso i secoli una delle massime autorità mondiali nel campo del restauro. Capace sempre di stupire. Come pochi giorni fa in occasione dell'apertura della mostra di Caravaggio a Roma. Sovrintendente Lapi Ballerini, ci racconti di questo ultimo successo. «L'Opificio ha presentato la scoperta del disegno sotto il dipinto della Cena di Emmaus, una novità che getta nuova luce sul capolavoro di Caravaggio. La scoperta dell'underdrawing si deve allo studio effettuato dal nostro Opd e a una sofisticata tecnologia, lo scanner definito Multi-Nir realizzato dall'Istituto Nazionale di Ottica (INO) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze che da oltre vent'anni collabora con le Soprintendenze». Sempre a Roma sta avendo successo la mostra dei tesori di Castiglion Fiorentino con pezzi che avete restaurato per l'occasione. «Sì, l'Opificio ha restaurato molte opere della mostra a Castel Sant'Angelo, tra le quali il Busto Reliquiario di Sant'Orsola, la Croce Santa del terzo quarto del XIII secolo e un'altra Croce Reliquiario del primo quarto del XIII secolo». Burrini, così come Ciro Castelli anche dopo essere andato in pensione continuerà il progetto sullo studio dei supporti lignei finanziato per intero dal Conservation Institute del Paul Getty di Los Angeles». Insomma, nonostante le difficoltà economiche l'Opificio resiste. «Guardi, non c'è dubbio che non sia facile, ma io vedo anche segnali positivi e quindi sono molto fiduciosa. Per esempio, sul fronte della ricerca abbiamo alcuni progetti finanziati dall'Unione europea, come il Charisma, e altri regionali per noi molto importanti». E poi ora avete l'autonomia amministrativa. «Sì, è un importante riconoscimento e un'occasione per lavorare meglio. Dal primo dell'anno è partita l'autonomia gestionale, amministrativa e contabile dell'Opificio voluto dal Ministero dei beni culturali. Una novità che ci consente ora di attivare convenzioni e committenze con fondazioni, enti pubblici e privati, con l'obiettivo di recuperare maggiori risorse per l'Istituto».