Una raccolta di saggi di Salvatore Settis sulla pittura fra Quattro e Cinquecento La ricostruzione del contesto culturale in cui nacque la "Tempesta" di Giorgione Esce in questi giorni Artisti e committenti nel Quattro e Cinquecento (Einaudi, pagg. 236, euro 21). Anticipiamo parte della postfazione di Come la natura, la cultura ha un vitale bisogno di circolazione daria e di fertilizzarsi con innesti e contaminazioni. Tra il 1978 e il 1981 Salvatore Settis, che fino ad allora aveva circoscritto il proprio campo dazione quasi esclusivamente allarcheologia classica, irrompe fragorosamente nel chiuso recinto disciplinare della storia dellarte moderna, provocando un salutare scossone di ordine metodologico con una raffica di saggi, tutti pubblicati dalla Einaudi, uno dei quali in particolare La «Tempesta» interpretata. Giorgione, i committenti, il soggetto suscita un vivacissimo dibattito, che ne decreta un sensazionale successo editoriale. In quegli anni la storia dellarte viveva in Italia una fase ricca di tensioni ma assai vitale, che vedeva contrapporsi due scuole facenti capo a maestri carismatici quali Longhi e Argan sul diverso modo di affrontare la questione centrale dello stile. I longhiani, il cui orizzonte di studi era prevalentemente assorbito dallobiettivo di identificare e interpretare la peculiare cifra stilistica di ciascun artista, si affidavano in via privilegiata a quella trama di indagini documentarie e di osservazioni visive che innerva lesercizio attribuzionistico della connoisseurship, mentre gli arganiani, assimilando di fatto lo stile a una «poetica», si concentravano soprattutto sulla lettura in controluce dei possibili moventi culturali e ideologici sottesi alle diverse opzioni stilistiche, valorizzando la trattatistica e le eventuali dichiarazioni di poetica degli artisti, ma anche le indagini sullambiente culturale, politico e religioso dellartista preso in esame. Si trattava di approcci opposti, benché sotterraneamente accomunati dal persistere al fondo di entrambi di una remota matrice idealistica, basata sulla convinzione che lartista sia sostanzialmente libero di autodeterminare le proprie scelte stilistiche. Semplificando allosso, e ricorrendo allarma impropria ma efficace della caricatura, si potrebbe dire che dei due metodi, luno riduce lartista alla sola «mano», laltro al solo «cervello». (...) Lirruzione di Settis nellarena della storia dellarte si innestò fecondamente allinterno delle sue componenti più dinamiche, allora raccolte attorno alla febbrile attività editoriale delle «Grandi opere» della Einaudi, portando una poderosa ventata di aria nuova. (...) La «Tempesta» interpretata aggredisce proprio il tema della presunta «libertà» dellartista, sottoponendo due celebri capolavori giorgioneschi a uno stringente assedio ermeneutico, condotto con le armi della seriazione iconografica e della ricostruzione delloriginario contesto culturale, che ne disvela la natura di soggetti artatamente nascosti per renderli comprensibili a pochi, frutto della complice intesa tra artista e committente. (...) In Artisti e committenti fra Quattro e Cinquecento, saggio che dà il titolo allodierna pubblicazione, Settis risale dal particolare al generale, partendo dallanalisi di una serie di casi concreti per dedurne le costanti e le variabili che regolano, nel Rinascimento, il rapporto e linterazione tra artisti e committenti. Interazione che spesso è mediata (non senza possibili frizioni tra le parti in causa) da un terzo soggetto, in genere un umanista, che interpreta i desideri del committente, traducendoli in un programma iconografico, basato sulle formule e sui modi di articolazione del discorso tramandati dalla retorica classica, che lartista è a sua volta chiamato a tradurre in immagini. Nellindustria, quando si vuol carpire i segreti di un prodotto della concorrenza, si pratica il reverse engineering, ovvero, si smonta pezzo dopo pezzo loggetto, ripercorrendone a ritroso il processo produttivo, per ricavarne la logica costruttiva e la filosofia progettuale. Coniugando gli spunti offerti dal saggio di Settis alla pratica del reverse engineering, anni fa ho idealmente «smontato» una serie di cicli decorativi rinascimentali, estrapolandone gli elementi comuni per ricavarne un modello interpretativo in grado di aiutarci a compiere quella che Gombrich definiva la retroversione dallopera darte al programma. Affinando tale modello, si può infatti rendere meno empirici i nostri sforzi di decifrazione dei messaggi affidati a cicli figurativi di cui ci rimane la sola testimonianza visiva, evitando le vane e arbitrarie fantasie della cosiddetta «iconologia selvaggia».