La politica si fa anche coi munumenti. Dopo Axum tocca a Nassiriya. La faccenda in corso è un vuoto da colmare. L'obelisco impacchettato per pareggiare il conto dopo 67 anni con l'Etiopia ha lasciato un'area libera in piazza di Porta Capena. Ma quello spazio, orfano della stele arrivata a Roma nel '37 per volere di Mussolini, sembrava una questione risolta già durante le operazioni di imballaggio. Il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, fu il primo a lanciare l'idea di un monumento ai nostri carabinieri in missione di pace massacrati a Nassiriya con due civili, nella piazza di fronte al Palazzo della Fao. L'idea ottenne subito l'alto patronato del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Per un monumento che va, un altro che viene. La questione sembrava risolta. Ma Axum, in un modo o nell'altro, resta al centro della scena, Proprio mentre due giorni fa il Comitato contro il trasferimento delle stele, capitanato da Domenico Gramazio (An) tornava sulla questione degli aiuti umanitari all'Etiopia, chiedendo il conto dello sperpero di milioni di euro degli italiani finiti in un magazzino di Ponte Galeria, l'ex ministro Sgarbi definiva l'obelisco un portatore dijella per il Governo. Di ieri l'ultima polemica. Il capogruppo di An alla Provincia di Roma, Piergiorgio Benvenuti, ha rammentato a Provincia e Comune «l'impegno espresso dal consiglio provinciale, ribadito dal Comune di Roma, di realizzare un monumento ai caduti del 12 novembre scorso» citando Ugo Ojetti, scrittore e giornalista del primo Novecento, per ricordare anche che: «"I monumenti sono la storia in piedi"». La capogruppo dei Ds a Palazzo Valentini, Fina Maturani, s'è presa la briga della risposta. «Rimango perplessa di fronte alle dichiarazioni di Benvenuti che chiede di fare ciò che è stato fatto da tempo», ribatte in una nota, sottolineando che «siamo in attesa, assieme al Comune, delle decisioni del sottosegretario ai Beni Culturali, Nicola Bona, referente e compagno di partito di Benvenuti. I ritardi, Benvenuti, li cerchi in casa».