In Abruzzo «la sostanziale dipendenza delle massime istituzioni tecniche dei Beni Culturali dalla Presidenza del Consiglio, organo eminentemente politico, ha lasciato non pochi strascichi e perplessità», col «sorprendente disinteresse della Protezione Civile a servirsi della collaborazione di istituzioni e persone altamente qualificate». Così l'autorevole rivista d'arte tedesca Kunst Chronic nel rapporto sull'Aquila e dintorni di due validi studiosi Valentino Pace (Università di Udine) e Andreas Thielemann (Biblioteca Hertziana), con molte schede puntuali. Sono i frutti del ribaltamento - voluto, per ignoranza ed esibizionismo, dal presidente Berlusconi - dei criteri seguiti in Umbria-Marche dove la Protezione Civile si occupò dei soccorsi, mentre per monumenti e centri storici la regia fu del Ministero: direttore generale Mario Serio, commissari tecnici e Soptintendenze. Qui, invece, nota Kwist, non si è nemmeno risposto alle offerte delle Facoltà di Lettere e di Ingegneria dell'Aquila, e delle Scuole di specializzazione della Sapienza (Beni culturali e Restauro). Rimandati a casa gli «Amici di Cesare Brandi», in testa Giuseppe Basile gran coordinatore dei restauri in Assisi, e niente tecnici qualificati accanto ai volontari. Per questo le macerie sono ancora lì e la ricostruzione dll'Aquila è ferma. «Gravissima», notano Pace e Thielemann, «resta la situazione di tutti gli edifici scoperchiati, lo stesso Duomo, S.Maria di Collemaggio e S.Maria Paganica, le cui macerie, già bagnate dalla pioggia e comunque minacciate dai rigori invernali, debbono essere ancora attentamente vagliate». Insomma, un autentico disastro.