Cinque milioni di euro per «Acquae Patavine»: nasce il Museo del Termalismo MONTEGROTTO - Quei fiumi di acqua calda che scorrono sotto terra sono sempre stati la fortuna del bacino termale Euganeo. Da prima dell'avvento di Roma fino all'era dell'I-Pod, passando attraverso lo splendore della Serenissima. Tappe della storia che ora il Comune di Montegrotto intende ripercorrere per offrire ai turisti, creando un polo di interesse storico e non solo termale. «Valorizzare il territorio, farlo conoscere ai turisti ma anche ai cittadini che qui ci vivono» spiega il sindaco Luca Claudio. «Aquae Patavine» è questo ma non solo. E' l'ambizioso progetto di un parco archeologico che metta in luce tutta la storia della cittadina termale ai piedi dei Colli Euganei. Un'idea voluta sia dall'amministrazione comunale, dalla Regione Veneto e dal Dipartimento di Archeologia del Bo. L'obiettivo di «Aquae Patavine» è la realizzazione di un percorso diviso in 3 aree archeologiche disposte attraverso tutto il territorio comunale. Il viaggio nel tempo partirà dal complesso termale di via Scavi (tre piscine, un teatro coperto, un portico) di epoca romana ed esteso per 5mila metri quadrati. Per continuare poi nel complesso residenziale di via Neroniane portato alla luce solo nel 2001 e divenuto famoso soprattutto per la vasca d'immersione scoperta sotto il ristorante dell'hotel Neroniane. Tutto si concluderà con la visita al museo del Termalismo, unico in Europa, che verrà realizzato nel cuore dei colli sul rustico di Villa Draghi. Il percorso, pronto entro la fine del 2012, verrà corredato da una serie di cartelli e illustrazioni utili alle visite. «Aquae Patavine» costerà 4.080.000 euro ed è stato finanziato per la maggior parte dalla società ministeriale Arcus Spa, fondata nel 2004 con il compito di sostenere progetti di beni e attività culturali. Da Roma quindi sono arrivati già due milioni e mezzo di euro (in due tranche tra il 2005 e il 2007), mentre è sul tavolo un altro finanziamento da un milione di euro per il triennio 20102012. 180mila euro invece li ha messi la Fondazione della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (60mila donati all'Università, il resto finiti nelle casse della Sovrintendenza), mentre poco meno - 150mila euro - sono stati versati a sostegno del progetto dalla Regione Veneto.